mercoledì 25 giugno 2008

Goodbye New York

L'ultimissimo giorno a New York ho vagato "scioccata" per le strade pensando che sarebbe stata proprio l'ultima.. per il momento. Si, quello che ho vissuto negli ultimi 4 mesi e mezzo sono solo "New York - fine primo tempo". Era molto caldo e camminare da pazzi come mio solito non era il caso e poi non me la sentivo: non volevo ricordarmi la città di corsa quindi me la sono presa con calma consapevole che andare a rivedere tutti i posti che avevo visto fino ad allora non era proprio possibile. Sono stata parecchio tempo seduta su una panchina a Bryant Park il giardino della Public Library. Era pieno di gente seduta ai tavoli sotto gli ombrelloni, gente stesa al sole sull'erba e un piccolo bar all'aperto frequentato da "fighetti" già alle 4 del pomeriggio. Ho chiesto il permesso di fumare una sigaretta, anche se era all'aperto non volevo rischiare anche perchè la sicurezza era presente a ogni angolo. Nel pomeriggio sono andata a fare la fila al solito botteghino per i biglietti dei musical a metà prezzo. Volevo vedere Mamma Mia! a tutti i costi dato che ala cinema avevo visto il trailer della prossima uscita del film con Meryl Streep. Fila chilometrica, e quel musical era l'unico ad essere scontato solo del 25% così ho pagato 77$ per vederlo. Poi sono andata in un posto che ci tenevo a vedere con il sole e che ho aspettato tanto di vedere: la Statua della Libertà. Ho preso la metro fino a Battery Park e ho camminato per il giardino che sotto la luce del sole era ancora più bello. Mi sono seduta su una panchina al sole davanti all'Hudson River, quello che di lì a poco sarebbe diventato Oceano Atlantico. Seduta su quella panchina ho ripensato al giorno in cui sono partita e alla paura di perdere gli amici, all'euforia del primo giorno nella City, allo shock della camera del dormitorio e tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare in college, alla visita dei miei, alla partenza di mia sorella, al breve momento di solitudine che ho sopportato e agli amici incontrati che mi hanno fatto apprezzare di più la vita universitaria, all'addio a Iona e al regalo della mia compagna di stanza Eileen, al sushi, alle serate a guardare film con Tyler e Margherita, le bottiglie di vino e sigarette in veranda con Margherita e Alfred, alla grande affettuosa famiglia che ho conosciuto qui. Ma soprattutto ho ringraziato con mille e più pensieri la mia famiglia che mi ha permesso tutto questo, che è passato così veloce.. Inutile scrivere quanto sia stata importante questa avventura: mi sento cambiata, cresciuta, o meglio, più forte, e questo è il regalo più grande che mi porto dentro. Ovviamente mentre pensavo tutto questo ho pianto da sotto gli occhiali.. e ho pensato per parecchio tempo.. Era ora di andare a teatro e verso la stazione della metro ho notato che stavano girando un film.. indovina chi c'era?? Woody Allen!! Sono stata guardare per un po ma non facevano avvicinare molto, però qualche foto l'ho scattata di nascosto. Prima del teatro ho preso un sandwich poi sono andata dentro con le buste dello shopping (altre scarpe per me!). Il teatro era molo bello ma il mio posto NO. Ero nella penultima poltrona della 5° fila nel settore laterale e si vedeva ben poco. Per fortuna il mio vicino, anche lui solo, era carino e se mi sporgevo "riuscivo a vedere meglio".. Il musical è stato molto bello e appena finito sono corsa a cercare un taxi perchè il mio treno per tornare a casa era abbastanza distante. Taxi tutti presi, allora ho cominciato a camminare come una pazza, e fin qui niente di insolito, ma con quell'aria così calda New York sembrava proprio diversa, ancora più invitante, come quando sta per arrivare l'estate e si comincia a uscire la sera con le giacche leggere. Ho camminato talmente veloce che sono arrivata addirittura con 15 minuti di anticipo, e ala binario ho incontrato.. un ragazzo conosciuto all'università che qualche giovedì prima aveva riaccompagnato al residence me e una mia amica. Che coincidenza, incontrare persone a New York, mah! Be', dopo aver incontrato Woody Allen che dirigeva un film, niente mi stupisce più. In treno ho cercato di non perdermi neanche un centimetro della città che stavo lasciando, e alla stazione Alfred è venuto a prendermi con la corvette. Il giorno dopo era il momento dei saluti. Non mi rendevo conto di niente, non mi sembrava di stare per partire, ma avevo comunque un "groppone" allo stomaco che non mi è passato per tutto il giorno. A pranzo, io e Margherita siamo andate da Cosimo's con Michelle e abbiamo incontrato anche il nipote del proprietario che ha conoscenze da tutte le parti, anche a Rimini (dove aveva un albergo) e allo spaccio di Diego della Valle a casette d'Ete..  ma allora 'sto mondo non è tanto grande..! Ho cominciato a fare le valigie e allora è iniziato il dramma: neanche con una valigia in più riuscivo a sistemare tutta la mia roba senza essere in sovrappeso di almeno 10 pounds ognuna. Panico totale. Vabbè, per fortuna avevo ancora qualche dollaro in contanti per pagare un'eventuale multa al check-in, ma per fortuna il tipo non ha proprio badato al peso. Il momento dei saluti è stato il più tragico, da Margherita che ho salutato facendo finta che ci saremmo viste la sera per il solito bicchiere di vino e sigaretta, a Alotta, la badante di sua madre, a Marissa la fidanzata di Tyler, a Tyler stesso che ho salutato al volo la mattina, con un occhio chiuso e uno aperto, prima che andasse a scuola. Alfred, Sergio, Stefania e Lucas sono venuti all'aeroporto. Quasi avrei preferito che non mi accompagnasse nessuno per evitare i classici "piagnisdei", ma  è andata meglio del previsto, però, forse anche perchè cominciavo ad aver paura per il volo.. Dopo aver visto partire mia sorella e la mia famiglia, la mia partenza sembrava così lontana, eppure stavolta toccava a me e non mi rendevo conto. Stefania ha cominciato a piangere senza che nemmeno me ne accorgessi e da lì sono scoppiata anch'io. Anche Sergio si è commosso, e il piccolo Lucas mi ha fatto piangere più di tutti: già da una settimana era molto strano con me, quasi cattivo, non che fosse un angioletto, ma forse aveva capito che me ne sarei andata presto, tanto che quando lo riprendevo diceva che non vedeva l'ora che me ne andassi. Lungo il corridoio per arrivare ai gate ho cominciato a piangere a dirotto, non mi fermavo più, tanto che il tipo al controllo è stato molto carino e mi ha chiesto perchè e io gli ho detto: "perchè questa città è fantastica e io non me ne voglio andare". Da quel corridoio non mi sono mai girata indietro e ho continuato a piangere fin quando il mio vicino di posto in aereo mi ha chiesto se andava tutto bene. Io me la sono cavata con un "volare mi rende nervosa" e lui si è offerto di parlare così magari non ci avrei pensato. Tutti mi hanno sentito dire che avevo paura e mi sono talmente vergognata che mi sono calmata quasi subito. L'aereo è partito in ritardo, alle 9 di sera: un film, un riposino (all'andata non avevo chiuso occhio per tutto il tempo) e la mattina dopo ero già a Monaco e il viaggio verso Ancona è stato molto tranquillo, come se prendere l'aereo per me fosse roba di tutti i giorni. Neanche il tempo di realizzare tutto ed ero già a casa, una cena organizzata per me con famiglia e amici e circa 12 ore di viaggio addosso. Ero a casa. I miei felicissimi di riavermi con loro, io ancora incredula e di nuovo timorosa di ciò che avrei fatto dal qual momento in poi.. Rivedere la mia micina consumata dal "calore", spelacchiata e magrissima mi ha fatto male, soprattutto quando ho capito che non mi aveva subito riconosciuta anche se le risultavo sicuramente familiare; il tempo di due coccole e già giocavamo di nuovo insieme. Per i 10 giorni successivi ho fatto ancora fatica a rendermi conto di tutto, a comprendere che ero tornata e non solo per pochi giorni.. Ma io confido nel destino che mi darà un'altra occasione di vivere in quella magnifica città, per qualsiasi altro motivo. Ora comincia un'altra avventura che non so se sarà più eccitante di quella da poco conclusa, ma la mia mente, a distanza di 20gg è ancora tra i grattacieli di New York.. A presto.
paola    

martedì 3 giugno 2008

Goodbye Paola

Gli ultimi giorni americani sono stati veloci e incredibili.. tutto di corsa, quasi un sogno, ma la gioia era impagabile. Per il mio compleanno, il 27 maggio, siamo andati a cena in un ristorante giapponese a Poughkeepsie: quando mi dicevano che ti cucinavano davanti non avevo capito che intendevano "nello stesso tavolo". Davanti a me il cuoco giapponese cucinava noodle, pollo e verdure che ci serviva caldi nei piatti. Il giorno dopo però sono andata a New York. Ero completamente "fatta". Come una droga che ti da la dipendenza, passeggiavo per le strade della city con la voglia di prendere tutto e di più, non perdermi nemmeno una battito di ciglia senza respirare un po' di "smog" newyorchese, consapevole che sarebbe stata una delle ultime volte.. Era caldo, c'era il sole, tutto era diverso come fosse un'altra città.. ero abituata a viverla abbracciata al mio piumino e ora bastava una t-shirt per morire di caldo. Central Park sembrava un altro parco: era tutto verde e fiorito, mentre l'ultima volta era ancora tutto spoglio.. La sera dovevo rientrare per le 7: perchè?  Una festa a sorpresa mi aspettava, che non era più tanto a sorpresa.. le famiglie Prokosch e Riccitelli mi augiravano buon compleanno e buon rientro a casa con un carinissimo party after dinner con dolci, caffè e vino.. che bello!! che emozione!! ho pianto? SI. Giovedì ultimo giorno a New York, ero stanca ma non volevo perdermelo per niente al mondo.. e se ti dico chi ho incontrato capirai che emozione.. 
 

giovedì 29 maggio 2008

Happy birthday

Oggi ho pianto e riso sempre. Finalmente New York. Ho pianto al pensiero di lasciarla e riso per la bella giornata che ho passato. Purtroppo non ho molto tempo per raccontarti i dettagli di questi ultimi giorni, sto cercando di godermi tutto fino all'ultimo minuto e non ho tempo di scrivere.. domani torno a New York per l'ultima volta.. la amo. 

lunedì 26 maggio 2008

Signs

Sono tornata a Newburgh sabato e non mi sono mossa più. Il tempo ha fatto schifo: pioggia continua fino a giovedì e freddo. In più la suocera di mia cugina era molto malata e purtroppo non ce l'ha fatta. Martedì sono andata in palestra con Maryssa, la fidanzata di Tyler, siamo andate a vedere il suo vestito per il ballo della scuola e poi la brutta notizia. Stranamente la serata si è svolta come al solito: TV, vino, snacks e American Idol, ma c'era tensione, anche se tutti si aspettavano la notizia da un momento all'altro. I giorni successivi c'è stata la veglia come si usa fare di solito qui prima dei funerali e non me la sono sentita di lasciare tutti a casa e andarmene in città, così ho rimandato fino a venerdì quando.. la mattina Margherita mi sveglia dicendo che la prima pagina del giornale riportava lo sciopero dei conducenti di autobus. No, No, NO! Non ci potevo credere. Avevo troppo bisogno di andarmene almeno per un giorno sia per la tensione che c'era a casa sia per aver guardato il bambino per ben 2 giorni di fila.. troppo! Mi sono messa il cuore in pace ma dentro di me il sangue bolliva ancora.. Insomma 2 settimane in più per cosa?? stare a casa a guardare la pioggia e guardare il bambino, fare niente a parte mangiare tutte le schifezze del mondo..? Non mi va di dire era meglio tornare a casa quando era il momento, ma l'ho pensato.. Dopo il funerale di sabato eravamo tutti un po' più rilassati, anche perchè qui si usa fare un grande party dopo la cerimonia. Ho mangiato e soprattutto bevuto.. Così ho deciso che per riscatto avrei passato almeno una notte a NYC ed ho chiamato 2 miei contatti che probabilmente mi avrebbero aiutato. Devid, abita nella mia stessa via a Senigallia, fa l'insegnante di spagnolo e abita nell'East Village; ho chiamato ripetute volte senza risposta e poi mi sono ricordata che il cellulare americano di mia sorella in Italia non funziona, in più avevo sentito dire che Devid sarebbe tornato definitivamente in Italia a Maggio.. 2+2.. La mia ultima possibilità era.. indovina un po'? La danese.. mi ha detto che sarebbe rimasta a NY per altri 2 mesi per uno stage e aveva trovato una stanza in affitto in una houseboat.. non mi importava, ho chiesto se poteva chiedere al padrone di affittarmi una stanza per una notte o 2 ma mi ha risposto che era andata via da lì perchè non si trovava bene.. F--k!!! OK, baby girl, relax, ho deciso che avrei passato almeno tutto il giorno del mio compleanno in città e volevo anche andare a vedere un musical Mamma Mia, ma.. indovina?? Il treno, l'alternativa all'autobus dato che sono ancora in sciopero, è molto costoso, in più domani 27 maggio, MIO compleanno, sarà una giornata da tuoni e fulmini e in più Mamma Mia lo fanno solo dal mercoledì alla domenica.. Ma insomma..!??!?! Per fortuna oggi abbiamo passato un fantastico Memorial Day: sole, sdraio, barbecue e vino a volontà.. - 3 giorni, ma sono fiduciosa.. Non è ancora detta l'ultima parola..

mercoledì 21 maggio 2008

Goodbye New Paltz

Lasciare New Paltz non è stato del tutto facile. Dopo lo sbattimento per il biglietto, gli esami e ben 9 giorni di pioggia neanche fossi nella foresta amazzonica, l'ultimo thursday night party non è andato proprio come volevo.. ero pronta a fare i "fuochi d'artificio", come avevo anticipato a Marco, ma non so perchè non ero abbastanza carica. Già da qualche giorno si vedevano studenti aiutati dai genitori caricare le macchine e pronti a tornare a casa, le camere erano semi vuote e le porte delle stanze non avevano più i fogli, biglietti, le foto attaccate e le scritte sulle lavagne.. Giovedì 15 ero tornata al campus con addosso ancora la tensione dell'ultimo esame della mattina e la luuunga giornata all'aeroporto ed ero un po' stanca. Ho chiamato i "compari" per sapere che serata avevano in programma ma stavano cominciando a traslocare così non ci siamo dati un appuntamento preciso. La mia compagna di stanza rimaneva a casa; mi faceva un po' pena e mi dispiaceva lasciarla sola così ci siamo fatte una birra insieme e all'una sono uscita da sola per raggiungere gli altri. Marco era da Oasis ma non avevo voglia di andare lì così sono andata al solito posto sperando di incontrare qualcuno che conoscevo. Mi sono divertita, sono stata bene ma niente di che, e il pensiero di salutare tutti non con il solito ciao ma promettendoci di risentirci mi faceva stare male. Si dice sempre così: in bocca al lupo, rimaniamo in contatto, vieni a trovarmi quando vuoi ma poi si sa che ci si perde sempre di vista. Stavolta spero di no, anche perchè con Facebook è facile rimanere in contatto e poi voglio assolutamente tornare. Il momento più emozionante della serata è stato quando Marco mi ha detto che tra tutti gli studenti di Urbino che hanno studiato a SUNY e che lui ha conosciuto io sono la Numero 1.. Sono orgogliosa che me l'abbia detto una persona che stimo molto e che ammiro. Sono stata una delle ultime a lasciare il campus, sono partita sabato 17 sotto un sole cocente (finalmente!) che ha facilitato la tensione dei saluti, una valigia stracarica e una decina di buste in attesa di comprare un'altra valigia. Il giorno prima, il venerdì, il primo saluto dolente: Iona. Pioveva a dirotto e ho incontrato la mia brasiliana preferita al pizza place. Lei partiva per NY dove si fermava per il weekend e poi l'aereo per Rio domenica. Ci giravamo intorno, parlavamo del più e del meno, le ho raccontato la serata precedente come al solito e alla fine ci siamo abbracciate piangendo in mezzo alla sala del ristorante come due stupide. L'ho abbracciata forte e ci siamo invitate a vicende nei nostri paesi. Iona è stata la mia sorella minore per tutto il tempo, soprattutto dopo che Michela è partita, tra l'altro hanno caratteri molto simili. La sera invece non sono uscita ma ho passato tutta la sera a impacchettare tutto, svuotare il frigobar dalle birre e a guardare ben 3 film con la mi compagna di stanza. Stavo cercando di organizzare per bene il posto perchè avevo realizzato che non avrei avuto abbastanza posto per tutto quando ho ricevuto la più bella sorpresa, il più bel regalo che mi farà ricordare per sempre quel posto e quell'esperienza: un mio ritratto dipinto dalla mia compagna di stanza. Inutile dire che ho pianto. Il momento della partenza poi, girovagavo per i corridoi in lacrime a salutare tutti i Residence Assistants e i pochi rimasti per le lauree. Alle compagne più strette ho lasciato un biglietto sotto la porta con 2 righe di saluto per evitare ulteriori lacrime. La domenica c'era la cerimonia delle lauree, tutti con la toga e il berretto proprio come nei film, ma io me la sono persa come mi sono persa il party finale di sabato sera: sabato pomeriggio dovevo andare al pranzo per la cresima della figlia di un altro cugino e domenica Tyler voleva che andassi alla sua partita di baseball. Non potevo pretendere che mi riaccompagnassero di nuovo a New Paltz; non mi importava tanto del pranzo ma della partita si e se avessi avuto la macchina sarei riuscita a fare tutto. Non posso certo lamentarmi, mi rendo conto della fortuna che ho avuto, della fantastica esperienza che i miei genitori, e non solo, mi hanno permesso di fare (in termini economici intendo) e del fantastico appoggio che ho avuto qui. Ho scoperto di avere anche qui una famiglia grande quanto quella che ho in Italia.. incredibile la coincidenza di studiare a 20Km dal paese dei miei parenti. Ho conosciuto persone fantastiche, altre meno, ma sono cresciuta, sono diversa, arricchita da questa incredibile avventura, questo incredibile sogno da cui pian piano mi sto svegliando.. Grazie a tutti.. di cuore!!!! 

martedì 20 maggio 2008

il Sogno, l'Incubo, il Risveglio

Incredibile, assurdo e spaventoso quello che mi è successo la settimana scorsa. Avevo programmato da un po' di posticipare il volo di ritorno in programma per il 18 maggio, cioè domenica scorsa, consapevole di dover pagare 15oeuro. Avevo già chiamato la compagnia 10gg fa per sapere come potevo fare per posticiparlo e una gentilissima signorina mi ha detto che potevo farlo tranquillamente per telefono fino a un giorno prima della partenza precedentemente fissata. Le ultime 3 settimane le avevo passate in college, New York l'avevo vista l'ultima volta 20gg fa circa: volevo rimanere proprio per riposarmi un po' a Newburgh dato che l'ultimo anno, tra laurea e lavoro, non ho avuto tempo nemmeno di passare un weekend in completo relax. Volevo proprio godermi con calma la città, fare shopping, vedere un altro musical, passeggiare con calma tra i grattacieli e Central park e avere un fantastico ricordo di un'esperienza che mi porterò dentro per tutta la vita.. Davo per scontato di rimanere più a lungo, quindi anche il distacco dal college non doveva essere così traumatico dato che comunque sarei rimasta negli Stati Uniti ancora per un po'. Martedì mattina avevo finalmente avuto la spinta finale a cambiare il volo da parte dei miei genitori; ho parlato con loro dopo tanto ed erano daccordo con me nel rimanere di più a lungo possibile. Gasatissima e decisa chiamo Lufthansa nel pomeriggio (la mattina dopo avevo l'esame di advertising strategy!) ma la compagnia si è rimangiata le parole e da qui le prime complicazioni. La compagnia tedesca non poteva più aiutarmi perchè il volo era solo "operato" da loro e per qualsiasi cambiamento dovevo fare riferimento alla compagnia aerea principale, la United Airlines. Chiamo la compagnia americana e mi dice che non c'erano voli della stessa rotta del mio fino ad agosto e mi ha proposto un saliscendi assurdo da un aereo all'altro attorno tutti gli USA prima di arrivare in Italia. Un viaggio di ritorno di 24h, neanche dovessi andare in Australia.. Ero sconvolta. E non solo per lo sbattimento di cambiare 3 aerei per tornare a casa, anche perchè se avessi deciso di accettare non sapevano dirmi quanto avrei dovuto pagare in più (oltre ai 150euro sicuri) perchè volevano vedere il mio biglietto "dal vivo", cioè sarei dovuta andare all'aeroporto.. C'era un cambiamento di classe da fare, cioè dall'economy ad una superiore, e non sapevano dirmi quant'era.. Ho passato l'intero pomeriggio al telefono, ho rotto le scatole a tutti e ovviamente non ho studiato.. Domo l'esame della mattina dopo ho ritentato in tutti i modi, ho anche chiamato expedia.com che mi ha trasferito all'ufficio italiano dove mi ha risposto uno mezzo addormentato dicendo che avevo sbagliato numero.. in Italia erano le 4 di notte! La notizia è stata una bomba, avevo programmato i giorni supplementari e invece mi toccava partire al volo, era finito tutto un'altra volta e, come quando sono arrivata, senza che mi rendessi conto di niente.. Sono riuscita a scoprire quanto mi avrebbero addebitato per il posticipo del mio volo: 300 euro..!!! I miei sono stati eccezionali perchè hanno capito quanto volessi rimanere e mi hanno detto di farlo senza pensare alle spese.. avevo fatto tanto per trovare un volo economico e aggiungere così tanti soldi per 10gg in più non mi sembrava sensato. Mi sono messa il cuore in pace pensando che il destino voleva che tornassi a casa il 18, così ho programmato gli ultimi 2,5gg per fare tutto quello che avrei voluto fare.. Ma io sono testarda e se mi impegno anche ignorante e paracula.. giovedì mattina, dopo l'ultimo esame, sono andata a New York e da New York all'aeroporto.. un viaggio interminabile accompagnata dalla consapevolezza che se non fossi riuscita a combinare niente avrei perso anche una giornata utile a NY. Sono scesa al Terminal 1 dove ero sicura al 100% avrei trovato l'ufficio di Lufthansa; la United era al Terminal 2 quindi ero anche pronta fisicamente e psicologicamente a dovermi dirigere lì se non fossi riuscita a risolvere.. Ma porca miseria, possibile che mia sorella ha semplicemente fatto tutto allo sportello di Lufthansa senza doversi preoccupare di nient'altro che pagare 150 euro?? che non sono poi pochi.. Sicura e determinata come se non avessi nient'altro da perdere sono andata allo sportello e in 10 minuti avevo un nuovo bilglietto.. In realtà avevo una prenotazione non confermata perchè l'ultimo ragazzo con cui ho parlato mi aveva fatto la gentilezza di riservare l'unico volo disponibile per 3gg e avrei dovuto confermarlo entro quel termine, pena l'annullamento di entrambi i voli.. Il bello è che ho pagato la cifra che mi aspettavo, cioè i 150euro; probabilmente ci avevo visto giusto: cambiando la prenotazione con la United avrei dovuto pagare 150 a loro e 150 a Lufthansa, così ho saltato un passaggio! Al ritorno in metropolitana avevo il mio iPod nelle orecchie e ridevo, ridevo, ridevo, come una scema e la gente mi guardava.. chissà cosa avranno pensato che ascoltassi.. Mi sono fermata in centro dove ho raggiunto Iona e siamo andate a fare un po' di shopping.. alle 9 ero a casa, pronta per l'ultimo giovedì sera in college..
p.s. mi sono accorta che la mia grammatica italiana sta degenerando.. un punto a favore dell'inglese??

lunedì 12 maggio 2008

12 gennaio - 12 maggio

Un altro mese è passato. Veloce come il vento quando tira la bora.. Stamattina mi sono svegliata ancora senza voce e avevo l'esame di danza compreso il monologo. Col giapponese ci siamo incontrati anche oggi per ripassare l'ultima volta la coreografia, ma il monologo non l'ho ripassato per niente convinta che la prof avrebbe avuto pietà delle condizioni della mia gola. Usciva appena un sibilo e facevo uno sforzo incredibile per parlare; le ultime forze le ho consumate per le prove della coreografia col giapponese. Sono arrivata in classe convinta della figuraccia che avremmo fatto e per questo assolutamente tranquilla, tanto peggio di come avevo previsto non poteva andare.. Invece... è andata peggio.. NO, scherzo! In teatro tutti i gruppi si erano preparati anche con i costumi, io avevo la tuta più brutta che ho e che non avevo mai indossato fino ad allora, ma purtroppo tutto il resto era in lavatrice.. Abbiamo fatto la coreografia con una musica che ho scelto personalmente di grande impatto.. un figurone!! tutti ad applaudire forte e gridare!! che gioia!!! Poi il monologo: alla prof non importava se avevo la voce o meno, era un esame dopotutto, quindi mi sono buttata, gasatissima dalla prova appena fatta, ed è andata.. Alla fine ho fatto alcune foto per ricordo, non che abbia legato chissà quale amicizia con loro, ti ripeto che qui sono molto individualisti, però il pensiero che sicuramente molti di loro non li rivedrò o sentirò più mi mette comunque tristezza. Per il campus si cominciano a vedere persone partono e per i corridoi gente che impacchetta e si prepara alla partenza. Liz, la capa del mio corridoio ha regalato a ognuna un cd con dei pezzi scelti da lei e che sto ascoltando ora.. non è molto allegro, quindi smetterò di ascoltarlo presto. Molti dei ragazzi americani che ho sentito sono contenti di tornare a casa, mentre gli internazionali sarebbero più propensi a rimanere. Allora non sono l'unica! Sto cercando di convincere Iona a posticipare anche lei il suo volo e rimanere un po' di più tanto per farmi compagnia. Oggi è stata una giornata grigia, a parte per l'exploit di danza. Il cielo è stato sempre grigio e tirava un vento abbastanza freddo, anche se le previsioni avevano messo pioggia tutto il giorno. Per fortuna non ha piovuto. Stamattina sono andata a fare colazione gustandomi per l'ultima volta le pancakes con i mirtilli e le gocce di cioccolata. Che buone, devo riportarmi a casa il preparato così le posso fare anch'io. Il momento più emozionante della giornata è stato senz'altro la scoperta dei nuovi arrivati. Avevo sentito dire che finalmente erano usciti ma fino a stamattina non li avevo visti. Minuscole papere e oche camminavano a passo svelto cercando di stare dietro alla madre che non voleva assolutamente che nessuno si avvicinasse, e te lo faceva capire con versi abbastanza arrabbiati oppure ti veniva incontro a passo svelto e col becco aperto mettendoti un po' paura.. Stranamente non ho pianto per l'emozione, ma la voglia di prenderne una in mano era tantissima. L'altro giorno ho visto anche un minuscolo scoiattolo: era grande quanto un palmo di mano con la coda e tutto.. Sembra proprio che il campus non voglia mai rimanere inanimato: mentre le camere dei residence si svuotano, i laghetti e i prati si riempiono di nuove minuscole creature che iniziano l'avventura proprio quando la mia sta per finire.. beate loro.

domenica 11 maggio 2008

Zombie

Sveglia alle 8, piedi gonfi e faccia da cadavere. No, non è lunedì mattina ma domenica. Peggio. Non voglio nemmeno immaginare domani che è realmente lunedì.. Ok, lasciami raccontare: non dormo dal weekend precedente per colpa della carabiniera. Ha tenuto il ventilatore acceso giorno e notte per non parlare delle finestre spalancate. Ogni volta che andavo a dormire dovevo ricordarmi di chiudere la finestra che da' sul mio lato, ma ogni mattina mi sono svegliata comunque con un principio di raffreddore e mal di gola fino ad oggi che proprio non parlo. Se mi sforzo posso emettere qualche assurdo sibilo ma mi hanno consigliato di non parlare o continueranno a chiamarmi brazilian viado. Mercoledì è stato ufficialmente l'ultimo giorno delle lezioni e io sono andata a Newburgh. Avevo troppo bisogno di cambiare aria, rilassarmi un po' e soprattutto dormire, anche se avevo intuito che la sera ci sarebbero sicuramente stati festeggiamenti; infatti verso le 15 in una delle piazze principali del campus c'era già musica e barbeque pronto a cuocere salsicce. Sono partita comunque anche se un po' titubante. La "fine" è vicina e non mi volevo perdere gli ultimi party, ma dovevo anche fare visita a Margherita & co. così ho sacrificato il mercoledì a favore del classico giovedì. Niente di più sbagliato. All'una di notte mi chiamano Marco e Chris e mi lasciano un messaggio in segreteria da piegarsi dalle risate. Me l'ero perso. Tutto il campus era in città a scolarsi i bar. Tutti, proprio tutti, anche le future matricole, i laureati e quelli che studieranno a New Paltz tra 2 anni.. pieno zeppo di gente, così hanno detto. Sono tornata al campus giovedì pomeriggio pronta per recuperare il giovedì sera, invece niente. Giusto una birra da Marco e niente più. In parecchi erano fuori per il weekend o probabilmente dopo il mercoledì di fuoco non hanno avuto il coraggio di uscire di nuovo. Venerdì però era il compleanno di Signe, la danese, e per festeggiare siamo andate da Tokyo Sushi, il mio preferito. Eravamo tutte daccordo per dividere diverse portate di sushi ma una volta arrivato al tavolo era davvero poco, io avevo fame e loro erano "piene". Ho mangiato giusto 3 pezzi di sushi, un assaggio di chicken noodle e il gelato al tè verde ma avevo ancora fame. Alle 10 eravamo già da P&G's pronte per la serata. Siamo entrate spaventosamente presto, dato che la serata si movimenta intorno all'una; in tv guardavano ancora la partita degli Yankees. Non ci siamo scoraggiate, anzi, un paio di drink e abbiamo aperto le danze. La musica però era da down. Non c'era il solito DJ ma altri 2 ragazzi che stavano imparando a suonare e la scelta del mix musicale non era granchè. Nonostante questo però, abbiamo ballato SEMPRE e ci siamo divertite mentre la festeggiata rimorchiava degli sfigati che più sfigati non si può. Io sono stata sempre in pista con le altre ragazze; girls night, ci voleva. Sabato dovevo finalmente iniziare a studiare ma niente: l'esame di danza mi sta mandando fuori di testa, e ora che sono anche senza voce non so come farò a fare il monologo.. Il giapponese poi, niente da fare.. dobbiamo incontrarci anche oggi ma non so cosa verrà fuori domani all'esame.. Dopo cena mi sono fermata sulla panchina con Iona: ci mancheranno le nostre stravaganti chiacchierate e abbiamo promesso di sentirci sempre e di visitare i nostri paesi, una a casa dell'altra. Mi mancherà davvero. La sera sono andata con Marco ed il suo compagno di stanza cinese al party del baseball team. Non ero proprio in vena di uscire ma neanche di stare a letto (anche se un paio d'ore di sonno in più non guastavano, eh!) così ho deciso di andare al party ma di saltare il consueto rito dei bars in città. Il party era in 3 appartamenti diversi, tutti confinanti, fuori dal campus. Ragazzi in tuta o jeans e cappellino da baseball con il tipico fascino dello sportivo e cheerleader al seguito. E' stato bello però conoscere un'alternativa al solito bar, ma come al solito mi sono fatta trascinare.. Altro che a casa dopo il party, sono andata anch'io in centro ed era strapieno di gente. Nonostante domani inizino i finals (gli esami do fine semestre) ieri c'era tanta gente in giro, ma io ho durato poco: 3$ per entrare e sono stata dentro al massimo mezz'ora.. Dentro era invivibile per la gente che c'era ed io ero stanca e annoiata dato che siamo tornati nello stesso bar della sera prima. Volevo proprio andarmene, questione di 10 secondi: ho deciso e l'ho fatto al volo. Marco e Rosemary mi hanno consigliato di prendere il pulmino e alle 2 e qualcosa ero a casa. La carabiniera era sveglia, strano! Forse mi aspettava per sapere a che ora rientravo dato che la notte non la svegliano nemmeno le cannonate. Ho l'impressione che ultimamente organizza i suoi tempi in base ai miei e vuole sapere sempre che programmi ho.. Il mal di gola, però, mi ha salvato: sono tornata a casa senza voce, per fortuna avevo la scusa pronta per non parlarle.. 

lunedì 5 maggio 2008

Cinco de mayo

Lo sapevo. Era troppo bello e assurdo per essere vero. Me la stavo passando bene, benissimo e qualcosa e' andato storto. Niente di particolare, o forse troppo personale per raccontarlo qui, ma basta un attimo, qualcosa che non va come volevi o semplicemente l'inizio di una nuova settimana scendendo dal letto col piede sbagliato e tutto e' diverso. Ho la testa in confusione, non riesco piu' ad organizzarmi bene, non mi concentro sulle ultime fatiche dello studio e, senti qua, sono diventata disordinatissima. Rimprovero sempre mio padre per la scrivania del computer sempre coperta di fogli, carte e cartelle e se guardo la mia, da qualche settimana e' molto simile.. Il thursday party della settimana scorsa e' saltato, nel senso che gli altri hanno festeggiato ma io non ce l'ho proprio fatta, il mal di testa mi stava annientando i neuroni. Ho avuto la presentazione del sito la mattina di giovedi' e venerdi' dovevo consegnare il porfolio per Pubbliche Relazioni e cioe' finire di scrivere il discorso per l'external audience, una presentazione in power point, un comunicato stampa e la brochure informativa.. bingo! Te l'avevo detto che la prof si era accorta che era indietro col programma e ci ha fatto prender un colpo per finire tutto in tempo prima della fine delle lezioni. Pero' questa materia e' una delle poche che mi e' veramente piaciuta e guarda caso ho preso tutte A nei lavori che ho presentato. Dati i risultati ho chiesto alla prof di scrivere due righe come lettera di referenza per quando torno in Italia ed e' stata contentissima di farlo. Insomma alle 21.30 di gioved' sera, mentre gli altri erano gia' mentalmente pronti per la serata, io ero davanti al computer a litigare con photoshop. Sono passata da Marco e infatti erano tutti belli in forma per la serata, ma io proprio no, cosi' sono tornata i camera per riposarmi e arrivare il venerdi' mattina in classe in condizioni decenti ma il mal di testa non mi faceva dormire. Alle 2.30 sono andata nella launge room per prendermi un'aspirina, mentre Millie, l'inglese, stava finendo anche lei una presentazione. Accendo la TV e mi metto a guardare Oprah, uno dei talk show piu' seguiti d'America, che aveva come ospiti le protagoniste di Sex and the City. L'ho dovuto guardare. Stanno spingendo tantissimo il film ma, secondo me, sara' una gran delusione rispetto alla serie di cui sono innamorata. Venerdi' pero' volevo uscire e Marco aveva gia' un altro impegno per cena, cosi' sono uscita con Chris e l'abbiamo raggiunto. Siamo andati da Oasis, posto carino ma non per il sabato sera; io volevo ballare e fare casino e li' c'era la musica dal vivo di una band sudamericana, tipo bandabardo', per non parlare della gente.. L'unico che si salvava, a parte noi ovviamente, era Modesto (foto). La simpatia e allegria di questo ragazzo gay era sorprendente e abbiamo fatto vari apprezzamenti sul batterista del gruppo. Strano sentirsi in competizione con un ragazzo invece che con una lei. Da li' siamo andati da McGillycuddy ma la serata era fiacca: pista semi vuota, musica hip hop che dopo un po' rompe ma per fortuna ho incontrato due mie compagne di corridoio, Sarah e Cheri e siamo stati con loro. Oggi e' il Cinco de Mayo e si festeggia. E' una ricorrenza sudamericana, messicana credo, ma gli americani trovano sempre buone scuse per festeggiare e ubriacarsi, come mi ha fatto notare Cheri: e' anche vero che gli Stati Uniti sono praticamente la seconda patria dei sudamericani e quelli che si trovano qui vogliono festeggiare le loro tradizioni. Purtroppo non mi piace la tequila ne' il margarita (anche se la birra sii!!) quindi non mi perdo molto. E poi sono rimasta sotto con 'sto cavolo di progetto di marketing per mercoledi'.. e' per Barbie ,si, la bambola e la sua crisi di mezza eta', e non so dove cominciare. Diciamo pure che oggi non e' giornata. Rossella O'Hara mi affido a te, domani e' un altro giorno.. speriamo in meglio..

martedì 29 aprile 2008

Addicted

Nonostante sia tornato il brutto tempo, oggi mi viene da ridere. In generale questa settimana ho riso spesso, anche se con la pioggia un po' meno. Manca pochissimo alla fine delle lezioni, una settimana appena, poi la settimana degli esami e allora non ridero' piu' tanto.. Sono contenta, sto bene, sono spensierata e rido. Sono aperta a tutto, disposta a tutto e non voglio che questo favorevolissimo stato d'animo svanisca. Per questo sono pronta a riprendermi gli ultimi 3 anni in cui non ho potuto godermi praticamente niente per motivi di studio, lavoro, soldi.. detto tra noi, sto gia' proponendomi per un'altra borsa di studio, tirocinio in realta', tra New York e Washington. Bisogna prendere al volo tutto, sfruttare tutto quello che capita al momento.. ma che succede, sono davvero io a scrivere?? Si, qui ho imparato questo, e comincio a scriverlo pubblicamente perche' sento che la "fine" e' vicina.. manca poco, e non credevo mi prendesse male. MA.. ho ottime notizie da oltre oceano: quando torno ho subito il lavoro per l'estate e, dopo l'esperienza dell'anno scorso, credimi, e' un gran sollievo.. 
Mi sto affezionando a facebook.com. Qui se non ce l'hai ti perdi la possibilità di rimanere in contatto con molte persone. Per la comunicazione istantanea è simile a msn ma ci sono più notizie di te come su myspace. Sto cominciando ad avere diversi "amici di facebook". Di solito si diventa amici per scambiarsi le foto: invece di inviarle per mail (spesso non ci si riesce perchè sono grandi e il formato pesa) o rincorrersi con la pendrive si pubblicano sul sito sotto il proprio profilo e si "taggano" gli amici che sono nella foto con te. Io ho il mio profilo e mi hanno segnalato in foto spaventose.. quasi quasi chiedo i diritti..
Comunque, continuo ad essere ultra impegnata, soprattutto ora che siamo agli sgoccioli: qualche professore (pubbliche relazioni) si e' accorto che e' indietro con il programma e ci sta caricando di "compiti"; quelli che di solito facciamo in 4 settimane devo farli per il prossimo venerdi'. Il corso di daza che, ripeto, ho scelto per avere meno carico di studio, si e' rivelato il piu' impegnativo: ho un altro foglio assurdo da scrivere, in piu' esercitarmi sul monologo e preparare una coreografia di movimenti basata, senti qua, su un quadro.. e la devo fare insieme a un giapponese (Rokki) che per capirci ci mandiamo le mail.. Per il 7 maggio devo preparare un piano marketing per advertising strategy: tanto interessante all'inizio, super pallosa adesso.. Per questo giovedi' devo aver finito e presentare pubblicamente il mio sito web.. e che gli racconto? A proposito, dai un'occhiata QUI e fammi sapere che ne pensi. Per questo sbattimento generale voglio spostare il volo di qualche settimana, tanto per prendere tutto con calma e folleggiare ancora un po'..
Ma non sai quanto mi prende bene sapere che una valvola di sfogo c'e' e mi riferisco ai Thursday party. Anche lo scorso giovedi' abbiamo festeggiato, non si sa cosa, ma ci siamo divertiti. Le ragazze dell'altra volta non sono venute ma eravamo lo stesso un bel gruppetto. Fino alle 3 sono stata benissimo: ballato, cantato e bevuto, poi.. buio, tutto in una volta. Ho un buco di diversi minuti dall'uscita di P&G's, il locale dove eravamo, a casa, ma per fortuna ci sono arrivata. La notte e' stato un continuo via vai di gente, il corridoio era piu' trafficato che a mezzogiorno.. e io.. facevo la lavatrice..!!

lunedì 21 aprile 2008

Giovedì 17

Il famoso esame del 2 aprile è andato bene: non so come abbia fatto, ho studiato appena 2 ore dalle 9.45 alle 12.15 della mattina stessa e il mio punteggio è stato 74,53 su una media generale di 72. Ma il bello è che ho preso il punteggio più alto sulla domanda aperta con un en plein di 10 punti.. Pensavo di avere un quoziente di intelligenza notevole finchè mi hanno detto che, insomma, il punteggio non era poi gran che. In effetti equivale ad un C+ e dopo C+ c'è C, C- e poi la bocciatura..
10giorni a New Paltz e quasi mi manca l'aria se non fosse per le incredibili giornate estive, un salto a NY domenica e finalmente party giovedì scorso.. Ero in piena down sia per la partenza di Micky che per motivi fisici che non ti sto a spiegare, ma soprattutto per aver capito che avrei dovuto passare più tempo in college. Fino ad oggi ho passato un semestre da fantasma, cioè lezioni 5gg alla settimana e poi via ogni weekend. Le ragazze che ho conosciuto qui si sono chieste più volte se fossi partita prima dato che non mi vedevano più. Doppio stress pensando di dover passare più tempo in quelle 4 mura a dividere la stanza con una che potrebbe essere mia madre e non avere privacy se non quando lei è a lezione. E' inutile, le sue gambe non vanno oltre le aule dove ha lezione e la mensa, poi torna in camera a giocare a solitario davanti al computer. Passare più tempo qui significa ricominciare quasi tutto dall'inizio con la solita routine conoscere, frequentare-prendere l'iniziativa, condividere. Il weekend dopo la partenza di Micky sono tornata qui volontariamente e non ho voluto fare niente per scelta, avevo proprio bisogno di riposarmi e stare serena dopo le corse dietro agli autobus per accompagnarla all'aeroporto, per la cena di saluti e in più il dispiacere per la sua partenza (e una settimana prima la partenza dei miei). Come mio solito, l'inizio della "discesa" comincia con uno sfogo; quando proprio non ne posso più devo parlare o piangere, anche se quest'ultima opzione cerco sempre di evitarla, solo che parlare, anzi sfogarsi, in un altra lingua non sempre viene bene e non da il giusto effetto liberatorio.. così ho avuto la brillante idea di sentire Marco, un ragazzo italiano conosciuto proprio i primi giorni qui in college. Lui è il classico italiano paraculo che ha sempre da fare con le ragazze straniere ma è anche il tipo che ci parli un paio di volte e pare che lo conosci da una vita, quindi non ho avuto problemi a confidarmi, tra l'altro è inseritissimo qui perchè sono già un paio d'anni che studia a SUNY e insegna italiano. Dopo una breve chiacchierata telefonica ci siamo messi daccordo per uscire a New Paltz, il programma era: incontro in suite nel loro residence, brindisi vari e poi di bar in bar in città. La serata prometteva bene ma l'incontro era verso le 22.30 nella loro suite ed erano appena le 20.30; ho subito pensato che se dovevo aspettare ancora due ore mi addormentavo di sicuro soprattutto con una coinquilina che guarda i telefilm flippati di gente metà umana e metà robot o alieno che alterna ai cartoni animati splatter. Ok, jeans, tacchi e alle 9.15 ero già lì al primo bicchiere di sangria. Certo che stare in suite è tutta un'altra cosa.. la suite del residence è composta da 3-4 camere doppie, un bagno da condividere e una sala comune con divano dove ci si può vedere con gli amici.. tutta un'altra storia rispetto a dove sto io..! Nella suite di Marco c'è anche Chris, greco ma americano a tutti gli effetti, anche lui conosciuto all'inizio del semestre, classico tipo "tenebroso" e strano che però ti incuriosisce e ti viene voglia di conoscerlo meglio; Marco mi ha detto che è stato in Iraq, forse è solo per questo che è "tenebroso".. Poi sono arrivate le ragazze: la più coperta aveva i capezzoli appena dentro al reggiseno (per poco), tutte belle e simpaticissime ma non mi ricordo nemmeno un nome perchè erano tutti "strani" a parte Michelle che è più facile da ricordare. Poi ci siamo trasferiti nella suite delle ragazze e alcune erano già sulla via della perdizione.. che bello, finalmente una serata leggera, allegra, frivola, da lasciarsi andare al divertimento senza pensare ad altro.. siamo andati in alcuni bar, abbiamo ballato sempre e bevuto altrettanto, mi hanno anche detto di tenere d'occhio il mio bicchiere (cosa che avevo già sentito ma non credevo fosse così comune) perchè ci possono mettere dentro non so che droga e vai fuori come un terrazzo. Il ballo tipico nei bar americani si chiama fai sesso con i vestiti addosso: non c'è ragazza che non si strofina e ragazzo che se ti punta ti viene a ballare dietro che nemmeno ti accorgi, ma credo di avertelo già raccontato.. Mi sono divertita da morire, non che avessimo fatto chissà che ma mi ci voleva troppo una serata così. Al ritorno abbiamo preso il pulmino abusivo che viaggia di notte caricando i ragazzi dalla città e li riporta in campus. Una "tazza" di coca e rum e 3 birre.. a volte mi stupisco di quanto reggo, erano quasi tutti sfatti e io potevo continuare a ballare almeno un'altra ora, solo che la mattina alle 10 avevo lezione.. I tacchi mi hanno ucciso i piedi, ho anche camminato scalza per un po', proprio non ce la facevo più, ma ne è valsa la pena. A letto alle 4 passate sveglia "automatica" alle 8.. Il bello è che dopo lezione sono anche voluta andare in palestra, e dopo la palestra ho incontrato la mia compagna di stanza finalmente vestita da donna che andava al centro commerciale e ho avuto il coraggio di dire vengo anch'io.. quindi doccia velocissima, niente pranzo e via a fare shopping.. erano le 11.30 di sera e tra una cosa e l'altra ancora non dormivo.. ma sarà che qualcuno ce l'ha messa davvero un po' di droga nel mio bichiere???

lunedì 14 aprile 2008

12 gennaio - 12 aprile

Da quando ho scritto l'ultimo resoconto mensile, il tempo è letteralmente volato. Tra le vacanze di Pasqua, Boston, lo squadrone dall'Italia e la solita frenetica routine del college non mi ero neppure resa conto che il 3° mese americano era alle porte, ma c'è stato qualcosa che me lo ha fatto tornare in mente. Michela non poteva rimanere in America per più di 90gg perchè aveva soltanto un visto di tipo turistico ed è ripartita giovedì scorso. Sono passati solo pochi giorni da quando l'abbiamo accompagnata all'aeroporto, ma la sua assenza si sente già. Ha condiviso questa esperienza con me dall'inizio, dall'incredulità di essere finalmente in America allo shock dell'arrivo in college, come io ho condiviso insieme a lei la difficoltà di inserirsi nella scuola di danza e la soddisfazione dello spettacolo a New York. Chi l'avrebbe mai detto che ci supportassimo (e non sopportassimo!!) così tanto, che ci saremmo fatte forza a vicenda ma anche che ci divertissimo in modo spensierato anche semplicemente passeggiando per New York e sentirla ogni giorno sempre più familiare. Questo viaggio ci ha fatto avvicinare molto e sono strafelice di aver potuto conoscerla anche sotto questo aspetto. Se avevo voglia di fare qualcosa o andare da qualche parte lo chiedevo a mia sorella e avevo sempre una compagna pronta all'avventura; ogni weekend se non partivamo insieme ci davamo appuntamento alla stazione degli autobus a NY e da lì iniziava un altro episodio da raccontare, senza programmare niente, andavamo dove più ci piaceva in quel momento. Mi ricordo come fosse oggi il primo giorno nella city, eravamo completamente sbalordite con un sorriso enorme e gli occhi luccicanti che non ha lasciato mai i nostri visi nemmeno per tutte le volte che siamo tornate. Il ricordo più bello che ho è quando ci siamo date appuntamento dall'indiano mentre lei stava pranzando/cenando: erano le 17 ed eravamo tutte e due stanchissime e un po' deluse dalla settimana io in college e lei per l'audizione, ma allo stesso tempo non avevamo voglia di tornare a casa, così abbiamo cominciato a passeggiare verso sud Manhattan costeggiando la west side. Siamo andate al Greenwich Village e, per dare una svolta alla giornata, da lì abbiamo deciso di andare a vedere la Statua della Libertà. Camminando ci siamo accorte che la strada era lunga così abbiamo trovato un autobus gratuito che ci ha portate direttamente lì. Non mi scorderò mai quel momento, nemmeno quando siamo andate sul traghetto e abbiamo perso l'autobus per tornare a casa, per questo ho inserito una foto di quel giorno, anche se non è delle migliori.. Neanche c'è bisogno di scrivere che mi mancheranno le corse alla stazione, le telefonate, la compagnia sempre disponibile e aperta a qualsiasi avventura e le chiacchierate a raccontarci la settimana.. I nostri caratteri si sono venuti incontro a vicenda e ora mi sento un po' più aperta all'avventura mentre ho scoperto lei più matura.
Sister, sono orgogliosa di te! love you, Micky! we miss you!!! Torna presto and have some g-a-t-o-r-a-d-e sometimes!

sabato 12 aprile 2008

Italianii!!!

Come promesso, (e come temuto!) la settimana dal 25 marzo al 1 aprile si è festeggiato l'Italian Week ma niente di patriottico: i miei genitori, amici e connessi sono venuti a trovarci.. Per accoglierli nel migliore dei modi ho preparato un itinerario da fare invidia alle guide del Qui Touring e per ben 7 giorni li abbiamo portati, di corsa, su e giù per Manhattan. Anche io e Michela siamo rimaste in albergo tutta la settimana credendo di potermi finalmente godere anch'io un po' di meritata pausa, ma se ti dico che è stato più duro di un lavoro non ci credi.. Gestire bisogni e interessi diversi non è facile, soprattutto in una città dove non c'è tempo di fermarsi, e fare da interprete a tutti è stata una dura prova; per fortuna io e mia sorella ci siamo date i "turni". Mi è dispiaciuto non potermi godere per bene sia la presenza dei miei sia la "vacanza" a Manhattan, ma ero talmente presa dal volergli fare vedere tutto in così poco tempo che è stato più uno stress che un piacere. Ovviamente sono stata contentissima che mi sono venuti a trovare, ci mancherebbe, soprattutto orgogliosa di avergli fatto prendere l'aereo per un viaggio così lungo. Così come mi sono venuto a trovare a Londra, me li sono ritrovati anche a New York, ma è stato bello perchè anch'io ho visto posti che essendo "troppo turistici" per vocazione li avevo scartati in anticipo, invece.. Abbiamo fatto quasi tutto Central Park a piedi, abbiamo visto il Metropolitan Museum of Art e finalmente la fantastica struttura del Guggenheim Museum che sfortunatamente era in ristrutturazione. Li ho portati sul traghetto per Staten Island per vedere meglio la Statua della Libertà e i grattaceli di Manhttan dall'acqua, siamo stati a SoHo, a Little Italy per vedere il palazzo tricolore del ristorante "Puglia" e il Greenwich Village, siamo saliti sull'Empire State Building per vedere la città dal grattacielo più alto, siamo andati al Madison Square Garden, siamo passati per Ground Zero dove le gru sono ancora al lavoro, il Lincoln Center, Radio City Music Hall e il Rockefeler Center compresa la nuova fontana. Abbiamo visto da fuori gli studi della NBC mentre allestivano un set, siamo andati da Bloomingdale's uno dei centri commerciali più in di Manhattan (si, New York è anche shopping.. eccome!), abbiamo attraversato a piedi il ponte di Brooklin, siamo andati a Wall Street, la zona portuale di Seaport e Battery Park; li ho portati a vedere i Chrysler Building, il Flatiron Building (quello triangolare che divide la Broadway), abbiamo cenato al 65 piano del palazzo della General Electric da Cipriani uno di ristoranti più famosi ed esclusivi di Manhattan (una settimana prima ci si è risposata l'ex moglie di Sarkozy!), siamo andati a fare shopping nel paradiso degli Outlet e domenica a cena c'è stato l'incontro (strappalacrime) con i vari parenti americani che ancora non ci conoscevano.. In più c'è da dire che la sera io, Miky e Michi uscivamo fino a tardi quindi la mattina non eravamo proprio in condizioni..
Insomma, tutto questo in appena 7 giorni e le avventure sono state tante: dall'aeroporto all'albergo ci siamo fatti caricare in un mini pulmino da sei posti mentre noi eravamo 7 con tanto di valigie, abbiamo camminato sotto la pioggia, al freddo e con il vento forte (e qualcuno lamentava che gli avevano sequestrato la lacca all'aeroporto!) abbiamo perso uno zaino pieno di regali per i parenti nel taxi, le donne delle pulizie in albergo mi hanno rubato due pacchetti di sigarette, abbiamo sbagliato direzione della metropolitana e siamo arrivati nel Queens invece che Downtown, la mattina, poi, "colazione in camera".. eh, si, facevamo colazione tutti nella stessa camera con le brioches, i muffin e i panini che prendevamo nella hall dell'albergo e li mangiavamo o sul letto o sulla scrivania perchè non c'era la sala colazioni.. però ci siamo fatti offrire dolci al ristorante e qualcuno ha mangiato gratis perchè il proprio piatto non è arrivato insieme agli altri (eggià, basta reclamare con la direzione..!) e al ritorno in aeroporto abbiamo voluto chiudere in bellezza prendendo una Limousine per lo stesso prezzo del pulmino e stare nettamente più comodi..
Ragazzi, grazie per essere venuti, grazie per essere stati dietro al mio passo svelto che ormai si è adeguato a quello di NY.. sono orgogliosa di voi!!!!!!!!!

Pasqua all'americana

Per la domenica di pasqua siamo andati a casa dei parenti di Alfred. La sera prima abbiamo dipinto le uova sode come si usa fare qui e la mattina abbiamo fatto colazione all'americana con salsicce, patate, uova ecc.. Il pranzo (cena) di Pasqua era in programma per le 15 e per la prima volta da quando sono qui ci siamo goduti una bella giornata di sole e ci siamo anche abbronzati un po' mentre Lucas cercava le uova di pasqua nascoste nel giardino dietro casa, tipo caccia al tesoro. Pasqua in famiglia quindi, con un buffet self service di cose buonissime da mangiare e da bere: io, Michela e Margherita ci siamo scolate 2 bottiglie di vino rosso.. quest'anno la Pasqua era alta nel vero senso della parola..!!! La sera poi, abbiamo concluso in bellezza: con 2°C di temperatura esterna, io Michela e Tyler abbiamo fatto il bagno nella Hot Tub: oltre alla piscina che aprono d'estate, i miei cuginetti americani hanno una vasca idromassaggio riscaldata da 8 posti. In mutande siamo entrati nella vasca, solo che al primo passo non ho fatto caso al gradino e sia le sigarette che la macchina fotografica sono finite a fare il bagno con noi.. per questo non ho foto.. Le luci colorate dell'idromassaggio spiccavano nel buio e la pelle "fumava" in contrasto col freddo che faceva.. che figata, mi sono troppo divertita, un vero tocca sana dopo la sbornia pasquale..!! ma il bello doveva ancora arrivare: mancavano solo 2 giorni all'arrivo dello squadrone italiano..

giovedì 10 aprile 2008

Vacanza in college

Dopo la prima parte dello Spring Break a Boston avevo in programma di andare a Washington per il weekend di Pasqua, ma, come sempre c'è stato un MA che ha fatto saltare la vacanza; dovevo andare con Michela e Iona, la brasiliana, ma mia sorella era impegnata con le audizioni e Iona si è tirata indietro dopo il viaggio a Boston perchè si era resa conto di avere speso troppi soldi. Dalla sera di lunedì 17 a venerdì 20 sono rimasta in college, per essere precisi dentro le 4 pareti della camera, tranne un breve intervallo a Newburgh per la festa del papà perchè avevo già promesso che avrei fatto il tiramisù per Alfred. La buona notizia era che la mia compagna di stanza era tornata dalla sua famiglia e non mi sembrava vero avere la camera tutta per me, finalmente! Questo particolare è quello che più mi ha fatto apprezzare l'essere costretta al college per studiare, come se stare in camera per i fatti miei fosse la mia vera vacanza. Sapevo già che sarei rimasta in college almeno 3-4gg durante la settimana di festa per avvantaggiarmi con i compiti perchè sapevo che la settimana dopo con lo squadrone dall'Italia non avrei potuto fare niente, solo che non avevo considerato quanto fosse difficile col campus deserto (a parte papere, oche e scoiattoli) e senza tutti i servizi del college, soprattutto la Mensa! Da Boston ho fatto spesa prima di partire sapendo che avrei potuto approfittare del mini frigorifero della "carabiniera" (compagna di stanza) e il microonde della lounge room: per 3 giorni ho mangiato latte e cereali, a volte pane e prosciutto e tanti yogurt. Troppo pigra per andare a cena fuori e per di più da sola. Solo il penultimo giorno ho saputo dell'unico punto di ristoro sul campus aperto a orari limitati, ma per fortuna l'intermezzo a Newburgh per la festa del papà  è stato l'ideale per riempirmi un po' la pancia..! Sabato prima di Pasqua era ora di fuggire dal college per andare a New York con Michela: ci siamo incontrate al solito bar perchè siamo partite da posti diversi. Non sapevo se ero stata troppo tempo segregata in college in mezzo al niente o c'era davvero qualcosa di diverso dal solito: ovunque andavamo sentivamo parlare italiano. Mi sono chiesta come mai fino ad allora fosse stato raro sentire il romano o il siciliano, ma quel giorno sembrava che l'Italia si fosse trasferita a Manhattan. Non avevo pensato che era la settimana di Pasqua e con il dollaro così favorevole me lo dovevo aspettare. Quel giorno non abbiamo fatto neanche tante foto, un po' perchè Micky mi ha raccontato dell'audizione e finalmente l'hanno presa per uno spettacolo, un po' perchè questa città comincia a diventare sempre più familiare, e da turiste stile giapponese con la macchina sempre al collo siamo passate a fare da  guida ai nostri genitori e il resto dello squadrone la settimana dopo..

giovedì 3 aprile 2008

Spring Break a Boston

Sono più di 2 settimane che non mi faccio sentire e lo so che muori dalla curiosità.. La settimana di Pasqua ci sono state le vacanze; sono riuscita ad andare a Boston dal 14 al 17 marzo con un viaggio organizzato dall'Art History Association del college, 3 notti all'Holiday Inn e viaggio in pullman per soli 50$, praticamente gratis, ma la condizione era dividere la stanza con altre 3 persone in 2 letti matrimoniali. Sapevo per certo che sarei stata in stanza con la coreana e la giapponese che sicuramente avrebbero diviso un letto, e io? chi era la quarta persona?? Ho dormito con Essin (non so se l'ho scritto giusto ma si pronuncia così) dalla Turchia. Per 3 notti ho dormito sul ciglio del letto perchè questa tipa sembrava un po' spostata: mentre noi giravamo come trottole per Boston,  la turca proprio no: è stata 4 giorni e 3 notti sotto le coperte e guardare la TV. Ogni volta che ritornavamo in albergo lei era già sotto le coperte sintonizzata su qualche soap opera e non è mai uscita oltre le 18 tranne la prima sera per andare a cena. Il primo giorno l'ho "sprecato" a fare shopping con la giapponese Tomomi e la coreana BoRam: altre 2 paia di scarpe, ma erano talmente scontate che non le potevo lasciare lì. Ma il giorno successivo mi sono talmente pentita di non aver girato per bene la città che abbiamo cercato di recuperare tempo. Al nostro trio si è unita Iona, la mia amica brasiliana, e siamo andate alla ricerca del Freedom Trail; è un percorso segnato sull'asfalto da mattoncini o da una linea rossa: è lungo circa 4 Km e seguendolo si possono visitare 16 luoghi storici della città e i panorami più belli. E' stato super divertente perchè proprio non avevamo idea di dove eravamo dirette e il tempo non è stato sempre favorevole per la pioggia. Boston è fantastica, è una città fatta per camminare, è tranquilla, abitabile ed è mooolto europea. Le colonizzazioni inglesi/iralndesi hanno lasciato un segno indelebile. Boston è un misto prefetto tra antico e moderno: da una parte vedi antichi palazzi dell'700/800 e tra essi vedi spuntare grattaceli di vetro e specchi, e poi tanto tanto verde. Boston è per metà irlandese e per metà italiana e i palazzi e le strade sanno di Irlanda, Italia e America messe insieme, c'è una parte storica e una parte moderna e rispetto a New York è nettamente più tranquilla anche se non mancano i locali in. La metro, poi, sembrava quella di Londra:  i treni e le stazioni sono più nuovi di quelli di NY ed è molto più facile da usare (non mi sono persa mai, mentre a NY ogni tanto sbaglio direzione!). Boston è bellissima soprattutto nella zona universitaria piena di studenti e di giovani (e che giovani!) in generale; eggià, a Boston c'è nientepopodimeno che Harvard che è formata da una campus enorme, pieno di librerie cha fanno venire voglia di studiare. Stavo per baciare i piedi della scultura di John Harvard, dicono che porta bene, ma per fortuna mi sono fermata in tempo perchè 4 ragazzi spagnoli ci hanno detto che gli studenti di solito ci fanno la pipì sopra. Siamo capitate a Boston proprio nel periodo del San Patrick's day (17 marzo) e tutti erano vestiti con qualcosa di verde, ma ci siamo perse la parata perchè eravamo sperdute lungo il Freedom Trail e siamo arrivate solo quando erano già tutti ubriachi. Sulla metro quasi ci vomitavano addosso.. Comunque devo dirti che mi sono resa conto di avere la maledizione della nightlife. Si, è proprio così, da quando sono a NY non sono riuscita a farmi una serata ignorante con una bella bevuta (con le amiche intendo, perchè con margherita e mia sorella ne abbiamo fatte eccome) perchè c'è sempre qualcosa. Anche a Boston erano tutte invornite e io mi sono stupita dell'energia che ho: ero la più grande e non vedevo l'ora di sedermi in qualche bancone e chiedere qualcosa da bere, ma: una è stanca, l'altra ha 20anni e non la fanno entrare, la brasiliana che è quella più attiva si era scordata la carta d'identità. Mi cadevano le braccia per terra e siamo andate da Finale a prenderci un dolce da 15$. La sera dopo le orientali andavano a letto subito dopo cena e io ho costretto Iona che era da un'altra parte a muovere il culo e incontrarci a metà strada; i pub stavano chiudendo oppure c'era una fila lunghissima per entrare, così, cammina cammina, siamo arrivate vicino all'albergo e abbiamo trovato un pub aperto lì vicino.. finalmente una pinta di birra e buon San Patrick!

giovedì 13 marzo 2008

12 gennaio - 12 marzo

Se mi guardo indietro mi sembra sia passato un secolo da quando sono partita tutta dubbiosa e incerta dall'aeroporto di Ancona. Anche oggi, allo scoccare dei 2 mesi di permanenza negli Stati Uniti, non perdo l'occasione di dirti quanto sia contenta e soddisfatta di essere qui; non posso certo dire di conoscere New York come le mie tasche (anche se mi muovo orgogliosamente con una certa facilità) o gli americani, ma dopo più di 60 giorni qui le differenze le ho notate, e non sono sempre a loro favore. Gli americani sputano per terra con schifosa soddisfazione di ciò che hanno fatto, come se la loro virilità si concentrasse tutta in quei 10ml si saliva; gli americani succhiano quando bevono il caffè e quando mangiano la zuppa, un'abitudine che di solito attribuiamo agli anziani o ai maleducati, anche se so per certo che in certi paesi è consuetudine.. Appena esce un raggio di sole, tutti con T-shirt e ciabatte, gli americani non soffrono il freddo. Qui sembra che lo spreco sia una moda da seguire: se in Italia ci lecchiamo tutte e 5 le dita prima di buttare la confezione del philadelphia, qui lo cestinano che ce ne è ancora un dito: forse non hanno tempo o non sono abituati a raschiare il fondo.. Gli americani vanno a fare la spesa, vanno a trovare gli amici e si fermano in qualsiasi posto lasciando il motore della macchina accesa: se vai nel parcheggio di qualsiasi supermercato vedi i gas di scarico delle automobili  che sputano fumo mentre il proprietario è dentro che riempie le buste della spesa rigorosamente in carta riciclata per rispettare l'ambiente.. lo fanno più che altro perchè l'inverno è molto freddo e la macchina rimane calda e hanno addirittura il telecomando per accenderla da lontano. Gli uomini ci provano con tutte, in ogni modo e in qualsiasi circostanza, e mi è stato riferito che trattano le donne come l'ultima ruota dell carro.. e le ragazze sono molto procaci e non fanno niente per nascondere le loro "grazie", anzi.. L'impressione che ho avuto sugli americani è che credono a tutto: qualsiasi cosa racconti ci credono forse perchè sono abituati a convivere con religioni, culture e usanze talmente differenti che non si meravigliano di niente. Soprattutto per quel che riguarda le pubbicità. A proposito di pubblicità, devo dire che qui il semplice spot per la scatoletta del gatto è un vero cortometraggio con tanto di effetti speciali e 99 volte su 100 la pubblicità che guardi in TV fa morire dalle risate (www.veryfunnyads.com). Non a caso NY in questo campo è imbattibile! Non mi piace che gli americani prendono tutto alla leggera: di sicuro vivono 100 volte meglio, ma è brutto non dare il giusto valore ai sentimenti, e qui gli esempi sono tanti: dal matrimonio (qui si sposano "almeno" 2 volte, e spesso nemmeno il 3° è quello giusto) alle amicizie (è facile essere "pugnalati alle spalle", gli americani sono famosi per questo). E poi la violenza: anche i bambini si atteggiano e dicono cose violente, non hanno un confine tra ciò che si dice per scherzo e ciò che va oltre il linguaggio comune (proprio oggi mi sono sentita dire da un bambino di neanche 6 anni che se aveva un fucile vero mi ammazzava) e di conseguenza non comprendono il valore della presenza degli altri. Pensano solo a se' stessi, se sei in difficoltà difficilmente ti aiutano perchè qui vale la regola del self-made man, quello che si è fatto da solo. Lo vedo anche in classe: se ti viene un esaurimento mentre cerchi di ragionare e capire una  lezione stai tranquilla che finchè non alzi la mano o non aspetti di parlare col prof a fine lezione nessuno ti dice niente, nemmeno se il tuo disagio è palese e raramente se chiedi al vicino di banco ti risponde. Al contrario però, devo ammettere che più volte sono rimasta stupita dalla gentilezza di certe persone, soprattutto quando dici che sei italiano. Gli americani adorano gli italiani, ovviamente parlo per NY anche se ho sentito dire che è un amore comune a molti, forse perchè fondamentalmente siamo simili. L'italiano frega il prossimo sotto i suoi occhi, l'americano lo fa alle sue spalle e fino qui tutto il mondo è paese. Spezziamo qualche lancia a favore della bandiera a stelle e strisce, a proposito del lavoro: qui ogni azienda ha gli occhi e le porte dei propri uffici spalancati a favore delle giovani risorse umane. Se ti si laureato da poco, poi, ti prendono ancora più in considerazione. Addirittura alcune compagnie hanno delle sessioni durante l'anno in cui ricevono curriculum e fanno colloqui. Per il curriculum, poi, c'è tutto da imparare: é severamente vietato scrivere data e luogo di nascita, stato civile, religione, sesso e cittadinanza per evitare discriminazioni di ogni tipo; si, qui assumono in base alle capacità, alle esperienze precedenti e quello che sai veramente fare. La scuola infatti permetta molta libertà nella scelta di corsi e orari (anche se ci sono non pochi contro), e nel tempo libero gli americani sono impegnatissimi in attività di vario tipo dal volontariato a qualsiasi comitato o si ritagliano tempo per far parte di qualche prestigiosa associazione: perchè fa curriculum. Si, perchè oltre alle cose che sai fare, è importante scrivere nel resumé che fai parte di qualche organizzazione e che sei quindi una persona impegnata. Gli americani sono completamente dediti al lavoro, raramente si prendono ferie per andare in vacanza ed è difficile anche stare a casa durante le festività: per la moltitudine di religioni che convivono in questo paese, se Pasqua non fosse di domenica si lavorerebbe di sicuro. Sto cominciando a fare paragoni e per molte cose mi sento a casa anche qui; mi sto ambientando bene, sto entrando nel meccanismo (a parte le pugnalate) e se penso alla situazione italiano sono ancora più contenta di stare qui, lontano dai litigi e dagli insulti tra politici. Qui, a parte i candidati a presidenti, non si vede nessuno sul TG. Stranamente i giornalisti danno le notizie col sorriso anche se ovviamente non sempre sono buone. Si, qui curano la propria immagine ma non nascondono una sentimento di forte attaccamento alla propria bandiera. Scusa, ho già parlato troppo, ma non voleva essere una polemica, solo un semplice confronto tra due stili di vita che si inseguono, si scontrano e a volte corrono paralleli, solo che pensandoci.. è forse questo che un po' ci manca?

martedì 11 marzo 2008

12 ore no-stop

Domenica New York. Finalmente un po' d'aria buona e che aria.. c'era un vento che dava la sveglia! Siamo partite presto perchè Michela aveva un'audizione per una cantante, Ciara, e io mi sono preparate un percorso niente male: anche se c'era il sole ed era bello stare fuori, NY alle 10 di domenica mattina dorme ancora (nonostante sia la città che non dorme mai) così ho optato per il museo, il MoMa. La mia carta da studente è spesso miracolosa perchè posso ottenere sconti e addirittura al MoMa non ho pagato. La struttura è molto bella, tutta moderna con 6 piani di sculture, quadri, disegni, stampe e installazioni, e si possono fare le foto!! Mi sono trovata davanti a opere d'arte che avevo visto solo sui libri tipo la Starry Night di VanGogh, la "merda d'artista" di Manzoni, ecc. ma non potevo andarmene senza vedere le stampe della Campbell Soup di Wharol e sono stata sorpresa di vedere anche la sua Marilyn Monroe. Sono uscita molto soddisfatta e sono andata a vedere il palazzo di vetro dell'ONU. Delusione. La prima di NY. E' una zona molto fredda e asettica, come è logico che sia, ma non mi è piaciuto per niente; però ho notato che di fianco all'edificio c'era qualcosa di familiare: una "Palla" di Pomodoro molto simile a quella di Pesaro. Per un attimo mi sono sentita intelligente e acculturata perchè l'ho riconosciuta al volo. Da lì volevo andare a vedere il Flatiron building, Noho e Tribeca ma ho deviato per Macy's un grande centro commerciale anche questo simile ad Harrod's di Londra, dove mi sono persa per circa un ora e mezza. Persa nel senso che mi servivano assolutamente un paio di scarpe col tacco per non sentirmi una barbona tutte le volte che esco. Rosse di vernice lucida e c'era scritto "30$", prese. Quando sono andata alla cassa ho pagato addirittura 15$!! Mi è venuto il dubbio che ne avessi comprata solo una di scarpa, in vece c'erano entrambe, ma di sicuro non riuscirò a metterle per più di 2 volte, si romperanno prima.. Poi ho raggiunto Michela che aveva finito l'audizione, eravamo un po' depresse perchè a conti fatti non ci restano molti weekend da passare insieme così abbiamo folleggiato un po': pensavamo di tornare a casa col bus delle 17 o delle 18 ma abbiamo deciso che dovevamo chiudere la giornata in bellezza. Così ci siamo dirette verso il Greenwich village per andare al Doma Cafè ma per la terza volta non c'era nemmeno un buco per sedersi, nemmeno per terra, così siamo andate a vedere la sponda ovest dell'Hudson/Oceano e.. meraviglia!!!! Il morale era decisamente tornato su a parte per il vento gelido. Ci siamo sfidate a raggiungere la punta per tornare a vedere la Statua della Libertà e prendere il traghetto, ma dopo 40minuti di cammino ci siamo accorte che non eravamo nemmeno a metà strada ed eravamo già stanchissime.. o metropolitana per raggiungere la Statua o rimandiamo e ci fermiamo per un caffè: neanche a farlo apposta, attraversata la strada eravamo a Tribeca solo che molti bar erano chiusi a parte il solito Starbucks che è sempre in ogni angolo. Ci giriamo e vediamo un autobus con la scritta "Staten Island Express", era destino che dovevamo andarci. Siamo salite a bordo al volo (era gratis!) e siamo andate alla partenza dei Ferry per l'isola, anche questo gratis. Non puoi capire l'emozione, la meraviglia, l'entusiasmo, l'intensità delle sensazioni date da quel viaggio di appena 25minuti. Vedevamo i grattacieli di Manhattan farsi sempre più piccoli e colorarsi delle luci del tramonto che si rispecchiavano sulle vetrate e in lontananza la Statua della Libertà, sempre più grande e illuminata da uno sfondo arancione. Al ritorno era più buio e la Statua era illuminata come tutti i grattacieli di Manhattan compresi i ponti. Che esperienza! Da fare per chi non c'è mai stato e da rifare anche per me. L'autobus delle 18 era andato da un pezzo e quello delle 20.45 era molto difficile da riuscire a prendere; come al solito avevamo i minuti contati. Siamo state le prime a scendere dal traghetto e correre verso la metro per raggiungere la stazione degli autobus ma, sorpresa delle sorprese, la metro era chiusa, ecco perchè c'era il bus espresso gratis. Niente da fare, anche quello delle 20.45 era andato e il prossimo era alle 22.45. Siamo tornate verso Times Square e abbiamo cercato un posto per cenare, con calma e senza corse. Volevamo tornare dal turco perchè ci andava un bel bicchiere di vino e lì eravamo sicure che ce lo dava buono, ma abbiamo girato un po' per vedere altro, così abbiamo scovato, per sbaglio in una stradina secondaria a Hell's Kitchen un ristorante fichissimo dove abbiamo mangiato molto bene a prezzo ragionevole, solo che il nome faceva pensare ad una trattoria tipica "Maria Pia". www.mariapianyc.com. Io ero sconvolta dalla giornata, Michela in tuta ma ce ne siamo strafregate e siamo state benissimo.. finalmente alle 22.45 eravamo sull'autobus, ormai il conducente ci conosce; nonostante la stanchezza (eravamo lì dalle 10) io mi sarei fermata ancora.. si, lo so, sono pazza.. pazza di New York!!!!!!!!!!!!!

the Women raining Day

Come al solito, tutte le volte che prendo l'autobus per tornare a Newburgh il venerdì o piove o nevica e lo scorso weekend ha piovuto fino al sabato. Uscire con la pioggia non è proprio confortevole così ne ho approfittato per riprendermi un po' dalla settimana pesante; mercoledì ho preparato un internal speech per la classe di Advanced PR e l'ho dovuto leggere davanti a tutti in modo molto formale (avevamo anche il leggìo!) e giovedì esame di PR Publication che mi ha mandato un po' in paranoia perchè non sapevo come caricare il sito sul browser.. E' andata più che bene: la prof di Advanced PR mi ha detto "excellent job!" e all'esame di Publication ho preso 19,5 punti su 20! Il giovedì pomeriggio mi sentivo già in vacanza, peccato per il tempo piovoso ma le temperature si erano decisamente e incredibilmente alzate. Infatti, tornata a Newburgh non ho portato niente di pesante e dopo la pioggia è tornato un freddo gelido accompagnato da tanto vento.. la legge di Murphy. Venerdì sera sono andata a cena con Margherita, Lucas e Alfred in un posto chiamato Union Square e per la prima volta ho cenato all'americana: cheesburger e patatine fritte, buonissimo!!!!! Il sabato mi ero offerta di stare a casa con Lucas perchè il sabato qui non c'è scuola, Margherita e Al lavoravano e io non sarei andata in città perchè era brutto tempo: l'avessi mai fatto. Mi ha semplicemente stordito e rincoglionito per tutto il giorno per non parlare di tutti i capricci e le lagne. Non sta un minuto fermo e a volte è manesco ma è troppo bello e buffo che non gli puoi dire niente.. Non lo vedi per più di un minuto seduto e ha sempre qualcosa in bocca, o da bere o da mangiare, e molto spesso sono schifezze americane. Dopo pranzo dovevamo andare a trovare Margherita al negozio ma io e Michela siamo state tutto il giorno i pigiama e si era fatto tardi; così mia sorella mi ha ricordato che in Italia era la festa delle donne e ci è venuta la brillante idea di festeggiare. Sono anni che non festeggio l'8 marzo ma quella sera dovevamo fare qualcosa di diverso così siamo andate al supermercato e abbiamo comprato 3 tipi di gelato Haagen-Dazs, biscotti ai frutti di bosco, cioccolatini al caramello e una bottiglia di prosecco italiano, ma prima dovevamo andare alla partita di basket degli Hawks, la squadra per cui mia sorella dovrebbe ballare.. 8$ per vedere uno schifo di partita durante la quale è anche andata via la luce. Ho rimpianto tutto il tempo le partite della Goldengas e per fortuna siamo andati via prima, dopodichè siamo tornati a casa per il "dessert" e ci siamo ammazzati dalle risate con Thyler che prendeva in giro il fratello.. Serata tranquilla ma divertente.. quanto sto bene qui!

lunedì 10 marzo 2008

Weekend in The City - chi fa da se' fa per tre

Il venerdì lo abbiamo passato tra i negozi; ho scovato un bel vestito DKNY a soli 30$ e, anche se mi stava un po' abbondante, per quella cifra l'ho nascosto subito appena l'ho visto. L'egiziana non era ancora mai stata a Central Park: aiuto. Ho intuito che quella era la prima o al massimo la seconda volta che metteva piede a NY in 2 mesi che siamo qui. Da Central Park un altro centro commerciale, il Time Warner Mall: abbiamo fatto un giretto per i negozi poi Iona ci ha portato al piano seminterrato perchè c'era un mega supermarket/self-service che vendeva cibo "genuino". Loro hanno mangiato ma io ho voluto aspettare Michela che finiva la lezione al Broadway Dance Center e andare a cena come si deve, in un ristorante come si deve. Peccato che ha cominciato a nevicare e poi a piovere di brutto. Quando piove forte, gli americani dicono It's raining cats and dogs non so perchè da loro piovono i cani e i gatti, ma ne buttava giù un bel po'! Tra una cosa e l'altra, io e Michy siamo andata a cena alle 23, mentre l'egiziana, dopo la preghiera musulmana, è andata a dormire per il mal di testa e Iona ha raggiunto Anna, un'altra collega di college brasiliana ma cresciuta a NY e quindi abbastanza inserita, per andare al Sushi Samba. Non avevamo voglia di vestirci bene, quindi abbiamo detto che forse dopo cena le avremmo raggiunte anche se sapevamo che molto probabilmente saremmo rimaste per conto nostro, e così è stato. Taxi e in albergo alle 1.30.
Il sabato mattina abbiamo girato tra gli isolati vicina la Central Park per cercare Le Pain Quotidian, un risto-bar che avevamo visto il pomeriggio prima e dove ci volevamo fermare per fare colazione. Si, colazione, perchè Michela è scesa per prima e ha scoperto che non era inclusa e se l'è dovuta pagare. Cominciamo bene anche oggi. Camminavamo da mezz'ora, non avevamo un itinerario preciso per la giornata e cominciavamo ad avere fame, così, abolito le pain quotidian,  ci siamo fermate da Europa Caffè. La tipa all'ingresso del locale ha detto che ci potevamo sedere al ristorante o nei tavoli alti del bancone e mi sono girata per chiedere se a loro andava bene il tavolo alto; Iona dice di si e mi sono diretta ad occuparne uno e l'egiziana, una volta seduta, ha detto che preferiva essere servita.. lei che era l'unica senza soldi. Sentito questo, la pressione cominciava ad aumentare e ho deciso che dovevo escogitare il modo per svignarmela al più presto, anche perchè a breve sarebbe arrivata anche l'olandese e non osavo immaginare cosa sarebbe venuto fuori. Dopo aver mangiato, stavo scrivendo un msg a Michela per farmi dire dove era e poi raggiungerla, invece mi ha chiamato proprio mentre lo scrivevo per dirmi che aveva passato la prima fase dell'audizione e che doveva ballare per la seconda volta alle 13. Evvaiiiii!!!!!! oltre alle contentezza per mia sorella, avevo una scusa bella e buona per fuggire; ci ho messo 5 minuti per spiegare la situazione e me ne sono andata dicendo che non sapevo che ora si faceva e che ci potevamo vedere per cena. Sgamata??? Un po' si, ma quelle parlavano di tornare da Bloomingdale's perchè il giorno prima era chiuso e di passare il pomeriggio lì dentro col sole che c'era fuori proprio non mi andava. Proprio NO. E poi mi sentivo in dovere di prestare i soldi all'egiziana perchè Iona le stava pagando tutto e non era carino che io facessi finta di niente, ma non mi fidavo molto e inoltre anch'io non è che avessi chissà quanto con me, e prelevare ogni volta cosa ben 5Euro!! Che bello, me ne sono andata fischiettando respirando tutto quello che le strade di New York offrono. Ho raggiunto Michy e le ho preparato in 5 minuti un curriculum decente da consegnare all'audizione perchè se l'era scordato e sono andata con lei nella scuola di danza. Sono rimasta con lei fino alle 15.30 poi mi è venuto in mente che la sera potevamo fare una cosa tipicamente newyorchese e cioè andare a vedere un musical. C'è un posto a Times Square dove vendono i biglietti a metà prezzo e bisogna andarci presto per trovarli. Solo che per la strada mi sono persa anch'io dentro ad un centro commerciale ma solo per mezz'ora per comprare qualche T-shirt; al botteghino c'era un fila di due isolati. Noooooo.. che palle! Stavo passando la giornata ad "aspettare" e odio perdere tempo soprattutto in una situazione come quella, quando avrei potuto fare 1000 altre cose. Il cellulare si era quasi scaricato del tutto e ho fatto in tempo a fare uno squillo a Iona per dirle di venire lì a prendere i biglietti per il musical: anche loro volevano andarci e di comprare i biglietti senza dire niente alle altre mi sembrava troppo una cattiveria. La fila è scorsa in fretta e come al solito ho conosciuto qualcuno: la signora dietro a me aveva visto quasi tutti i musical e mi sono fatta consigliare un po' ma lì davanti al botteghino ero talmente indecisa che ho fatto passare davanti la gente.. Ho deciso per Mamma Mia ma non mi bastavano i contanti e non accettavano carte di credito. Nooooo...!! sono uscita dalla fila senza dirlo alla security che ovviamente non credeva che ero andata a prelevare quando poi sono tornata per rimettermi in fila.. Ha chiuso un occhio e mi ha fatto passare e ho comprato i biglietti per Hairspray. Abbiamo mangiato qualcosa al volo (purtroppo, perchè abbiamo scovato un posto eccezionale per bere ottimo vino e stuzzicare qualcosa da mangiare.) e abbiamo visto lo spettacolo.. stupendo!! Nonostante non conoscessimo la trama e non sapevamo cosa aspettarci ci è piaciuto moltissimo. Dopo il teatro abbiamo raggiunto Iona e l'egiziana in un ristorante egiziano e poco dopo è arrivata anche l'olandese, che se ho capito bene si è defilata anche lei ed stata per i cavoli suoi tutto il giorno.. Il divertimento è iniziato quando una signora ha cominciato a ballare sulla musica egiziana che suonavano dal vivo, e dopo poco ai tavoli non c'era seduto più nessuno perchè tutti ballavamo. Da lì però, io e Michela volevamo andare a bere qualcosa da qualche parte, cavolo, praticamente ci fermavamo a dormire lì apposta! Iona ha detto di andare verso Times Square, l'egiziana pensava che a quell'ora fosse pericoloso.. l'olandese doveva comprare qualcosa in farmacia e l'abbiamo accompagnata tutte; ovviamente Iona e l'egiziana si sono messe a guardare di tutto e praticamente abbiamo dovuto aspettare loro invece che l'olandese. Capito l'andazzo abbiamo detto che se volevano venire con noi a bere qualcosa le avremmo aspettate oppure saremmo andate subito in qualche locale perchè di camminare a zonzo con quel freddo non era molto entusiasmante. Hanno detto che sarebbero venute, ma Iona ha precisato che non beveva perchè la sera prima si era mezza ubriacata e l'egiziana è musulmana quindi non beve alcolici.  L'attesa è stata lunga.. mani nei capelli, io e Michela che non sapevamo più verso chi o cosa roteare gli occhi. Siamo andate al Tahlia, un lounge bar e ristorante bellissimo sull'8Ave ma i cocktail facevano schifo e non te li regalava di sicuro. Insomma, anche sabato serata moscetta anche se siamo andate a letto alle 3 ..e l'egiziana voleva prendere il taxi per 6 isolati..
Domenica Michela aveva un altro impegno e sono rimasta con le altre; abbiamo pagato anche 5$ in più e non ne ho capito il motivo.. aridaje! Anche la domenica è iniziata tutt'altro che bene anche perchè stavolta non avevo via di scampo: mi toccava stare con loro e avevano intenzione di chiudersi al Metropolitan Museum con un sole che spaccava le pietre.. Ho subito messo in chiaro che la mia presenza era in forse 1° perchè non avevo voglia, 2° perchè i soldi cominciavano a scarseggiare anche per me e non avevamo fatto ancora colazione. Le ho convinte a stare all'aria aperta il più possibile e siamo arrivate a Seaport passando per Chinatown dove ovviamente si sono fermate al mercato cinese per comprare qualcosa, la frutta. Seaport non sembra neanche parte di New York e il ristorante dove abbiamo mangiato non era per niente buono anche se la posizione era stupenda: nonostante abbia trovato della terra e una formica nell'insalata, abbiamo dovuto lasciargli anche la gratuity perchè nella city è obbligatoria. L'ora del museo era sempre più vicina, l'olandese le aspettava già lì, e io me ne sono tornata al college correndo come una pazza per Wall Street cercando una metro aperta dato che la domenica fanno orario ridotto. In un'ora dovevo trovare la metro, tornare in albergo a prendere la valigia, lasciare la mancia al tipo e arrivare in tempo alla stazione dei bus possibilmente senza spendere un soldo e per questo farmela a piedi. Avevo fretta anche perchè arrivando entro le 19 avevo la possibilità di cenare come si deve alla mensa del college senza dover pagare altro. Il tipo dei bagagli si è impietosito davanti alla mia fretta e non ha voluto la mancia ma io gliel'ho lasciata anche se misera e mi ha chiesto se doveva chiamarmi un taxi.. Se avevo abbastanza soldi per un taxi non gli avrei lasciato quella mancia da barbona; anche se comunque non avrei speso più di 6$, ho pensato che al massimo avrei preso il bus successivo e cioè mezz'ora dopo. Ma io sono testarda peggio di un mulo e me la sono fatta di corsa in ben 22 minuti nonostante in albergo mi avevano detto che ci avrei messo almeno mezz'ora se non di più.. era la prima volta che prendevo quella linea di autobus e non ero molto sicura di ricordarmi al volo il gate di ingresso, ma quando ho visto Liz, la capa del mio corridoio, aspettare in fila mi sono finalmente sollevata ed ho scoperto che l'autobus che avrei voluto prendere non correva la domenica.. Ho aspettato mezz'ora prima di partire.. che culo, eh?