Stavo troppo bene da Margherita: mangiavo quando volevo, 1000 canali TV, internet wifi a disposizione, divano super comodo e caminetto elettrico sempre acceso.. troppo bello per durare. Infatti il fatidico giorno del trasferimento al college, il 18 gennaio, è arrivato con non poca ansia per l'attesa. Mi hanno accompagnato con tutti i bagagli e.. sorpresaaaa!! Tutte le informazioni che avevo tentato di racogliere sul college e la vita in campus universitario le ho trovate sul loro sito, quindi ho rapportato le mie aspettative alle immagini che ho visto sul web: belle camere nuove con bagno, connessione internet a disposizione, illuminazioni varie.. Alle ore 18.30 del 18 gennaio mi sono presentata dove mi avevano detto e cioè all'edificio Capen Hall; l'accoglienza è stata abbastanza calorosa ma eravamo io, mia sorella i miei due zii e 4 deficenti che che avevano organizzato un pizza party in onore dei nuovi studenti. L'orario del check in era dalle 16 alle 20 ma nei paraggi la nuova arrivata ero solo io.. ma dove sono capitata! Ho fatto il check in e mi hanno invitato a tornare per il pizza party avvisandomi che dopo ci sarebbe stata una gran folla. Ok, mi danno la carta per entrare in camera, metto giù le valigie e torno.. mi sono diretta titubante verso il mio dormitorio Scudder Hall, proprio lì vicino; buio e viali deserti.. ma che succede? dove sono? Arrivo finalmente in camera: panico totale, le pareti della stanza mi si stringevano addosso.. provo ad accendere la luce e una minuscola sfera tipo occhio di bue illumina giusto l'ingresso e intravedevo un gran ammasso di cose sopra il letto di sinistra e qualcosa anche sull'altro materasso. Ok, calma, Sergio cerca un'altra luce, piccola ma la trova ..era meglio al buio. Il lato della mia compagna di stanza era invaso di roba, sopra e sotto il letto, sulle pareti e sulla sedia della scrivania: videoregistratore, mini frigorifero, stampante, panni da tutte le parti. C'era un dipinto anche sul mio materasso spoglio e ho immaginato che studiasse arti visive. Davanti a quel panorama non potuto impedire agli occhi di riempirsi di lacrime. Voglio il divano, il camino e la Tv da 70 pollici, voglio tornare a casa, non casa mia in Italia, mi basta tornare a Newburgh. Ok, calma e rassegnazione, comincio a tirare fuori le lenzuola per fare il letto tanto per tenermi occupata mentre i parenti cercavano di consolarmi, anche se non erano convinti nemmeno loro di quello che dicevano; per terra, sopra il materasso e dietro il letto c'era polvere, alzo la testa e gli occhi mi cascano sull'armadio: uno sgabuzzino con 2 scaffali e una tenda che si tira. Cooooosaaa!!!!!!!! Esco inorridita, e cerco il bagno che ovviamente non era in camera ma in mezzo al corridio; di male in peggio: una gran stanza con 3 gabinetti con le porte che arrivano si e no alle ginocchia, 6 lavandini, specchi e 3 docce una di fianco all'altra chiuse con la tenda... Le lacrime sono scappate fuori di nuovo, e che cavolo!! In quell'attimo ho pensato a tante di quelle cose che il cervello aveva il pilota automatico. Tra qualche singhiozzo e qualche lacrima ancora, ho deciso di mandare via tutti perchè me la dovevo cavare da sola. Cosa potevano fare per me? Niente. Questione di abitudine: io che abito praticamente da sola con un bagno tutto per me mi trovavo a dover dividere la toilette con un corridoio di stanze, cioè altre 14 persone, e la camera con una sconosciuta. Non male direi. Per fortuna la mia Roommate non c'era ancora perchè gli studenti abituali del college erano ancora in vacanza dal Natale, così per altri 2gg ho potuto ambientarmi nelle mie nuove 4 mura ma intanto escogitavo tutti i modi per rimanere lì il minimo indispensabile, ad esempio scegliere lezioni dal lunedì al mercoledì di modo da tornare a Newburgh e tornare spesso anche a NY.
Tornata al pizza party, ci hanno dato il programma della settimana di orientamento e la folla di gente che mi avevano anticipato non arrivava a 10 persone di cui la maggior parte musi gialli, un turco e una messicana e con questi ultimi 2 sono andata a prendere una birra in centro; centro per modo di dire perchè il Piazzale della Libertà davanti alla Rotonda a Mare è più grande di tutta New Paltz. Ma si, mi faceva bene uscire un po' e camminando mi sono accorta di non avere il portafogli ma il turco si è offerto di pagare volentieri, ottimo. Arriviamo all'ultimo bar trascinandoci in un freddo bestiale (il turco aveva una semplice felpa addosso) ci sediamo e, sorpresa delle sorprese, il cameriere mi chiede la carta di identità. In America per bere alcolici bisogna avere almeno 21 anni e nonostante fossi la più grande dei tre non ho potuto dimostrare la mia età perchè avevo il documento nel portafoglio... in camera! Ovviamente non è servito a niente dirgli che ho 27 anni, anzi, il simpaticone mi ha chiesto se volevo acqua o una coca.. No grazie, bello, ci vediamo domani sera e ti scolo il bar.. servisse almeno a ridere di questa giornata..

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