giovedì 28 febbraio 2008

Let it snow!

E' un po' che non scrivo e so per certo che alcuni si stano chiedendo che fine abbia fatto.. niente paura, ho avuto molto da fare con i corsi e l'esame di advertising, ma sono ancora qui e me ne succedono di ogni tipo. Tanto per cominciare, venerdì scorso dovevo tornare a Newburgh per il compleanno di Margherita; aveva preannunciato una serata molto tranquilla perchè lei non è il tipo che festeggia, e io ero abbastanza contenta perchè proprio lunedì avevo l'esame, invece.. abbiamo cominciato a fare baldoria proprio da venerdì, e il suo compleanno era sabato 23..
Venerdì ha cominciato a nevicare, ma non 2 fiocchi tanto per imbiancare un po' il paesaggio, le previsioni avevano messo 24ore di neve no-stop e qui ci azzeccano sempre. Di solito il venerdì prendo l'ultimo autobus per tornare a Newburgh, quello delle 18, ma date le previsioni, la compagnia non assicurava tutte le corse, così mi sono preparata al volo e ho provato a prendere quello delle 13. Per un po' sono stata l'unica sull'autobus, le ruote slittavano e ho avuto paura più di una volta, soprattutto quando ho visto ben 2 camioncini belli robusti mezzi ribaltati sul ciglio della strada; nel frattempo ho fatto amicizia con il conducente, che avevo già visto altre volte: si chiama Jack, è nero e un po' grossetto e parla come X-ibit di Pimp my Wheels il programma di MTV. E' troppo divertente, si mette a parlare con chiunque sale come se li conoscesse tutti da una vita, infatti per curiosità gliel'ho chiesto e mi ha confermato che la maggior parte sono estranei. Nevicava come Dio la manda, e la paura è aumentata quando siamo stati fermi ben 20 minuti per un incidente di 5 auto. Siamo scesi a fumare una sigaretta, come se un parente mi stesse accompagnando a casa, ma in cambio di 1$. La fila era lunga e non c'era possibilità di passare, così Jack si è inventato una strada che non sapeva neanche lui dove portasse e infatti si è fermato a chiedere informazioni più di una volta per essere sicuro che la strada secondaria portasse comunque a Newburgh. Il conducente di un autobus che si ferma a chiedere informazioni alla gente.. mitico! Sono arivata dopo un'ora e mezza invece che dopo 50 minuti e a casa ho trovato Michela e Margherita già al terzo film arrotolate alla coperta sul divano. Saremmo andate a cena da Cosimo's. Non era la prima volta che ci andavamo e ho deciso che è il mio ristorante preferito qui. Fa una bistecca eccezionale con il purè e la verdura a parte.. mi sembrava di essere da seta a san silvestro. Con noi c'era Michelle, un'altra amica di Margherita che non avevamo mai incontrato e l'abbiamo confermata come la migliore delle sue amiche: è cicciotta ma ha un bel viso, è molto alla mano e divertente. Chiunque sapeva del compleanno offriva da bere a tutte.. siamo andate al ristorante verso le 7.30, abbiamo iniziato a mangiare alle 9 perchè per un'ora e mezza siamo state al bancone a sbicchierare con il risultato che alle 10.30 eravamo belle allegre e la festeggiata più di tutti.. Ma il sabato avevamo la serata ufficiale del compleanno con altre amiche ed eravamo cotte dalla sera prima.. Siamo andate in un altro ristorante, molto più costoso e qualitativamente più scarso. Per la prima volta ho bevuto l'apple Martini e il raspberry Martini, che qui vanno molto di moda, shackerati direttamente da un ex fidanzato di mia cugina, ancora single e che è palesemente ancora cotto di lei. Nonostante le conoscenze, abbiamo speso 50$ per una cena che ne valeva nemmeno la metà e che se mi impegno posso cucinare meglio io. I festeggiamenti non erano ancora finiti perchè la domenica sono tornati tutti dalla montagna (Alfred e i figli) per i festeggiamenti con la famiglia. Dato che per regalo di compleanno le avevamo comprato solo dei fiori, ho voluto mettermi alla prova e preparare uno dei miei piatti forti: la cheesecake ai mirtilli. Solo dopo aver comprato tutto il necessario, mi sono ricordata che gli Stati Uniti sono la patria delle cheesecake e ne fanno di ogni tipo. Con la spesa degli ingredienti avrei potuto portare a cena fuori tutta la famiglia: sono andata in un posto dove vendono molti prodotti italiani, ho speso circa 40$ e non è venuta come volevo ma è piaciuta molto a tutti, sul serio! In pratica non ho aperto libro per tutto il weekend e lunedì ho fatto il primo esame a crocette. Ti danno il foglio delle domande e un altro foglio dove devi colorare la casella con a risposta e poi lo passano nella macchina che lo corregge.. ero un po' in difficoltà ma non dovrei avere fatto proprio schifo.. vedremo lunedì quando saprò il risultato!

mercoledì 20 febbraio 2008

Libertà! la Statua della Libertà..!!!

Il risveglio del sabato mattina dopo l'uscita del venerdì non è stato così tragico come credevo. A letto alle 2.30 sveglia alle 9 per preparare il trolley; la mia compagna di stanza si è offerta di accompagnarmi a Newburgh la mattina perchè sarebbe andata all'IKEA del New Jersey ed era di strada. Alle 10.30 ero da Margherita, a casa c'era solo Michela perchè Alfred e Tyler erano in montagna, e il pestifero di Lucas dai vicini. Ho fatto colazione e c'era una bellissima giornata; il fisico mi diceva di andare a dormire ma l'istinto mi ha fatto prendere l'autobus delle 13.30 per andare a New York. Michela sarebbe andata a lezione nel pomeriggio e la sera si fermava a dormire da amici e a me non andava di fare la muffa sul divano aspettando che Margherita tornasse dal lavoro. Così ho dormito un po' sull'autobus e appena scesa mi sono ripresa alla grande! La giornata era così bella che ho facilmente convinto Michela a fare "seghino" a scuola e portarla con me: e dove si poteva andare con una giornata di sole così? alla Statua della Libertà ovviamente!! C'era un solo problema: mia sorella aveva una borsa enorme con il cambio per la sera e per danza. Non sapevamo dove lasciarlo, così siamo andate alla sua scuola la Brodway Dance Center per cercare di smollarlo in qualche armadietto, solo che questi erano grandi quanto una scatola per le scarpe e abbiamo perso un po' di tempo a decidere se lasciarlo incustodito nella scuola. C'era anche un "amico" di Michela, Salvatore di Campobasso, che in teoria avrebbe dovuto ospitarla. Un pisciasotto di 20anni, cafone e presuntuoso che le ha dato pure sola. Alla fine l'ho convinta a lasciare il borsone da una parte nella sala comune della scuola e finalmente siamo partite con la metro per raggiungere Lower Manhattan. Non siamo scese direttamente alla fermata giusta perchè volevamo camminare un po' anche se si era fatto un po' tardi. Per raggiungere l'oceano siamo passate davanti a Ground Zero. Non avevamo programmato un itinerario preciso, ci siamo trovate davanti la croce di travi di ferro e poi ho capito che la direzione portava proprio lì. Non volevamo fermarci, non volevamo che quella bella giornata di sole fosse coperta da un nuvolone nero, ma c'era come una calamita che ti attirava proprio lì e non potevi fare a meno di avvicinarti almeno un po'. Non ho voluto fare foto, non sono scesa a visitare il percorso "turistico" che hanno costruito intorno a quella tragedia, sono solo rimasta lì davanti a guardare e immaginare per soli 5 minuti, giusto il tempo di versare qualche lacrima. Non è assurdo quello che ti racconto; credo che chiunque abbia impresso quel momento nella mente, anche vagamente, commuoversi sia la reazione più comune alla vista di quell'immenso quadrato vuoto scavato sottoterra. E i manifestanti lì davanti distribuivano volantini per fare chiarezza su ciò che è successo.
Abbiamo ripreso il nostro itinerario, volevamo vedere la "signora" con la torcia in mano. Camminavamo veloci perchè non vedevamo l'ora! Siamo passate per Battery Park sotto una luce arancione stupenda perchè il sole stava tramontando e tra gli alberi abbiamo scorso in lontananza una piccola statuina. Abbiamo corso più veloci, sembravamo due bambine all'uscita dell'asilo, e abbiamo raggiunto la sponda dell'oceano ridendo e sprizzando gioia ovunque. La prima volta in vita mia che vedevo l'oceano e ho pianto un'altra volta!!!!!! Stavolta ero contenta però.. la vedevamo in lontananza e abbiamo camminato per il "lungo-oceano" sperando di vederla meglio, ma eravamo lontane. Si vedeva Long Iland e volevamo prendere il traghetto per farci un giro ma si faceva tardi e Michela aveva la borsa incustodita a scuola. Con la metro siamo ripartite per middletown, abbiamo recuperato la borsa e mia sorella ha preso più sole quel giorno che in tutta la sua vita; nessuno più era disponibile ad ospitarla: chi stava male, chi lavorava, chi non usciva.. Alla fine si è decisa a tornare a Newburgh con me con l'autobus delle 22.45, ma nel frattempo abbiamo scaricato il borsone al ristorante dove lavorava una sua amica italiana, perchè oltre ad essere scomodo e pesante sembrava una vu-cumprà a New York. Ci siamo anche fermate al ristorante (italiano, Puttanesca) per fare un aperitivo ma alla fine abbiamo cenato lì, proprio come due turiste e per la prima volta mi sono sentita in vacanza, con la differenza che ci hanno offerto il vino invece di farcelo pagare doppio!!! Abbiamo camminato ancora intorno agli stessi isolati per rimanere nei dintorni del ristorante dove era ancora parcheggiato il borsone, poi, dopo svariati giri a zonzo siamo ripartite e sull'autobus ci siamo riaddormentate fino alla fermata. Bella, stancante, indecisa, soddisfacente, divertente, emozionante giornata.. sono a New York dopotutto!!

lunedì 18 febbraio 2008

International Sushi Dinner

Avevo proposto tempo fa di andare a mangiare giapponese in un locale qui a New Paltz, me ne avevano parlato bene, così ho sparso un po' la voce. La mia "amica" danese ha organizzato il tutto per il venerdì alle 20 e, tra l'altro, l'ho saputo mentre lei invitava altre persone. Già non mi piaceva tanto la cosa perchè ero stata io a proporlo e lei non è stata nemmeno chiara nell'invito. Mi sono presentata all'appuntamento nella hall del corridoio: eravamo circa 15 persone, la metà egiziani. Le egiziane quando escono mettono il velo leopardato.. La danese ha detto che sarebbero dovute venire anche due ragazze polacche che però non si erano presentate. Siamo partiti lo stesso e durante il tragitto a piedi ho conosciuto una ragazza egiziana ed abbiamo parlato di come vive la sua religione. E' musulmana, e, nonostante le proibizioni religiose, dice che non le pesa il fatto di non poter bere alcolici e mangiare carne di maiale, e ho avvertito nelle sue parole la distanza abissale tra oriente e occidente. Gli egiziani non si sono mescolati molto con gli altri studenti internazionali e molto spesso rimangono nel loro gruppetto; si divertono comunque ma ho notato il disinteresse nel conoscere le altre abitudini occidentali, specialmente in un paese come l'America in cui nascono la maggior parte delle tendenze e al quale molti altri paesi cercano di assomigliare. Arrivati al ristorante, senza prenotazione, abbiamo notato che non c'era posto per tutti e c'erano le due polacche che non si erano presentate all'appuntamento sedute in un tavolo da 4. Mentre stavamo aspettando che si liberasse un tavolo abbastanza grande per sederci tutti insieme, la danese e l'equadorena si sono sedute al tavolo con loro. Io sono rimasta di sasso. Si sono sedute con loro come niente fosse e io a parlare col cameriere giapponese per farci avere un tavolo unico.. insomma, eravamo ancora in piedi all'ingresso e loro stavano per ordinare, come se tutta la banda avesse accompagnato le due per andare a cena con altre due amiche. Certo che tutto il mondo è paese.. Ci sono rimasta male perchè con entrambe c'era un rapporto al pari, forse anche perchè sono un po' più grandi rispetto agli altri studenti qui e c'è sempre stato un buon dialogo. Insomma mi sono ritrovata a capo tavola con tanti ventenni, però simpatici e divertenti, tra cui anche dei giapponesi che mi hanno spiegato cosa stavo per mangiare. Dopo la cena una tragedia per la divisione dei conti perchè qui non si paga ognuno per sè come da noi, alla marchigiana. Abbiamo lasciato anche una piccola mancia, mentre il tavolo delle 4 stronzette no, e il cameriere le ha richiamate da fuori perchè la voleva.. qui pare sia obbligatoria! Tutti gli studenti 20enni sarebbero tornati al dormitorio, anche perchè molti non avevano 21 anni e gli egiziano non bevono, ma erano solo le 10.30 e non mi andava di andare a casa, così ho dovuto aggregarmi alle 4. Al primo bar l'equadorena non poteva entrare per il solito fatto dell'inversione data/mese di nascita, così ho proposto di andare nel locale dove ero stata la settimana scorsa dove per entrare è sufficiente avere 18 anni. Anche stavolta il Cabalooza era vuoto, ma a differenza dell'altra volta non c'era musica dal vivo ma un dj che metteva musica carina. Non ho fatto in tempo a prendere il primo coca e rum che ho conosciuto 2 ragazzi: il primo, Ali, nero come la pece, carino, mi ha detto che il suo amico Tim, biondo e bianco come il latte che studia al Fashion Technology Institute a NY, fissato con l'Italia per la moda e per il design della auto, mi voleva conoscere. Due chiacchiere, una foto e abbiamo dato il via alle danze; il dj, per scendere dalla consolle, ha rovesciato il mio bicchiere che era quasi finito e me ne ha fatto avere un altro, che culo! Abbiamo ballato sempre, anche le tipe bevevano e solo al ritorno ho capito che erano ubriache. Non tantissimo ma un po' si, tanto che una delle polacche, sulla via del ritorno, ha cominciato a dare calci alla neve finchè è scivolata stesa su ghiaccio. La danese era andante ma non voleva farlo capire, la stronza mi ha pure chiesto una sigaretta e l'accendino (tipico di chi non fuma farlo proprio perchè beve di più) e me lo ha perso. Quello giallo piccolino con il 13 davanti. Stronza! A parte lo scazzo, sia per il tavolo che per l'accendino, ho passato una bella serata: la brasiliana ebrea, le coreane più cattoliche di me, il giapponese vegetariano (non mangia nemmeno il pesce!) e le egiziane alle prese con le bacchette per mangiare il sushi.. proprio una cena internazionale!!

venerdì 15 febbraio 2008

Valentine's Day

Non ho mai festeggiato san Valentino e, se la mattina non avessi visto le scritte di auguri sugli specchi dei bagni, forse non me ne sarei nemmeno ricordata. Questa festa è molto sentita qui sia per i single che per gli accoppiati. In bagno c'erano cartelli e striscioni di auguri, lungo il corridoio poster con frasi famose e un messaggio che diceva di usare la porta principale per uscire. All'ingresso, infatti, c'era una specie di poster disegnato da Liz, la "capa" del corridoio femminile, fatto di cuori di cartone rosa e rossi e ad ogni cuore corrispondeva una persona del corridoio e una frase che spiegava perchè Liz "la ama". Io sono amata perchè sono affascinante.. Sotto c'erano altri cuori da riempire per chi volesse scrivere il proprio messaggio d'amore a qualche compagna di corridoio. In più sulla porta della mia stanza ho trovato 2 bigliettini "d'amore" uno di Harry Potter da parte della mia compagna di stanza e l'altro da Liz, credo. La sera Eileen mi ha detto di andare a controllare la posta: strano, i libri li avevo già ricevuti, ma curiosa come sono, sono andata ad aprire la cassetta e ho trovato altri 2 regali di San Valentino!!! Erano due sacchettini di caramelle e cioccolatini, uno da parte di Eileen e l'altro da parte di Meghan e Alison. Che carine!!! Quel giorno mi sono sentita "amata" di un amore amichevole.. La sera era in programma un film nella lounge room e hanno preso delle pizze ma io dovevo fare i "compiti" così sono rimasta in camera a guardare Lipstick Jungle e ho diviso una birra con la compagna di stanza brindando ai "Valentini"..  Non ho mai festeggiato San valentino come quest'anno..

mercoledì 13 febbraio 2008

12 gennaio - 12 febbraio

Il 12 febbraio ricorreva era il primo mese di vita negli States e per festeggiare sono caduti ben 15cm di neve. Ho passato la giornata un po' a girarmi i pollici, un po' a maledire le poste americane perchè non mi avevano fatto ancora arrivare i libri che ho ordinato via internet una settimana fa, quindi non potevo nemmeno studiare. La sera sono andata in palestra che ancora nevicava ed ho pensato che se continuava anche la notte forse il giorno dopo non avremmo avuto lezione. Magari!! Il mercoledì è il giorno più impegnativo della settimana, sarebbe stato il massimo. Per la prima volta sono andata a cena molto tardi rispetto al solito; erano le 9 passate e a quell'ora è molto tranquillo anche se la cucina si avvia verso la chiusura. Appena salgo le scale sento un coro di voci femminili che canta qualcosa in una lingua che non riesco a capire, ma non ho indagato oltre. Sembrava di sentire quelle canzoni di 30 anni fa cantate dalle lavandaie che facevano il bucato. Mi siedo a mangiare e poco dopo ho incontrato alcune "compagne di mensa" abituali che si sono sedute con me e mi hanno detto che a cantare era un gruppo di egiziane. Le amiche di mensa sono una danese, una giapponese e un'equadorena, e non è una barzelletta. Mentre continuavo a cenare abbiamo iniziato a parlare di giornalismo perchè Signe, la danese, è iscritta a quella facoltà. La cena è stata interessante, finalmente comincio ad avere conversazioni che non si limitano solo a chiedere quante lezioni hai, cosa hai fatto nel weekend e cosa farai quello dopo. In Danimarca ci sono tanti giornali di libera stampa ma mi ha detto la danese che stanno chiudendo perchè non riescono a compensare i costi con i proventi pubblicitari. Allora è vero che tutto il mondo è paese. Sono tornata in camera e ho ricontrollato la posta: finalmente mi sono arrivati i libri, ora non ho più scuse, mi tocca studiare! Ma la bella notizia è arrivata la mattina seguente: a causa della neve tutte le lezioni erano sospese. EVVVVVAAAIIIIIIII!!!!!!!!!!!!

lunedì 11 febbraio 2008

Weekend da studente - finalmente al pub

Dopo lo spavento della notte precedente ho deciso che la sera di sabato avrei fatto il possibile per non annoiarmi e che quindi sarei uscita con chiunque. La mattina mi sono svegliata con mooolta calma alle 12.15 e in bagno ho incontrato Sarah che abita nel mio corridoio; sapevo che la sera prima era uscita con altre ragazze, così le ho chiesto di farmi sapere se fossero uscite anche quella sera. Ho fatto colazione, sono andata in palestra, doccia, cena alle 18 e già avevo sonno di nuovo.. Se si dorme quel paio d'ore in più la sera si andrebbe volentieri a letto due ore prima. Sarah bussa alla porta dicendo che sarebbero uscite alle 10.30, solo che quando me lo ha detto erano appena le 8 e stavo guardando La fabbrica di cioccolato in TV. In altre situazioni mi sarei potuta permettere di dire grazie ma ormai rimango a casa, ma qui non era proprio il caso di perdere l'occasione e con un occhio aperto e uno chiuso le ho detto Ok, a dopo! Mi sono vestita come meglio potevo dato che avevo visto come si erano vestite per uscire la sera prima: sandaletto estivo con tacchettino sottile, gonnellina corta e fuori neve, neve, neve! Non ho pensato minimamente di mettermi gli stivali per sembrare un po' più elegante così ho tenuto le mie timbrland-anti neve/freddo/pioggia che qui sono come le nostre geox. Saremmo uscite io, Sarah, Heather e Cheri ma io conoscevo solo la prima. La regola dei 21 anni per bere è una croce per molti studenti e il limite vale anche per il solo ingresso in alcuni bar. Heather ha 19 anni ma mi ha detto che quella sera ne avrebbe avuti 21; mi ha fatto vedere la patente (che qui si prende a 16 anni) e aveva cercato di fare sembrare l'88, suo anno di nascita, un 86. Solo un cieco poteva cascarci, infatti al primo bar non l'hanno fatta entrare. Già le stava prendendo male perchè se non poteva andare da nessuna parte avrebbe condizionato anche la serata delle "più vecchie" del quartetto. Al secondo bar entra per prima Cheri che compiva 21 anni proprio quel sabato (avevano festeggiato anche dalla mezzanotte precedente); il buttafuori le ha detto di ritornare con il passaporto perchè avendo una carta di identità europea (è mezza nepalese e mezza tedesca) non si fidava che mese e giorno di nascita fossero invertiti. Il suo compleanno era il 9 febbraio, ma in America mettono prima il mese e poi il giorno, quindi secondo il buttafuori lei avrebbe compiuto 21 anni il 2 settembre. Altra stangata e cominciavo a credere che sarei andata a casa molto prima del previsto. Alla fine siamo entrate in un bar dove l'ingresso era per maggiori di 18: lì siamo entrate tutte. Bancone lungo in legno massiccio, musica assordante dal vivo, birre in bottiglia e noccioline: il tipico pub del countryside americano. Finalmente una birra! una corona 2.50$ ..però! Heather e Cheri hanno capito che forse era meglio uscire un'altra sera, così sono rimasta con Sarah e siamo tornate nel secondo pub dove c'erano altri suoi amici. Carta di identità e 3$ a portata di mano per l'ingresso (dicono che il sabato fanno pagare anche pochi dollari tanto per smaltire la gente) e poi.. perquisizione con il metal detector..!! non ci potevo credere, ho allargato braccia e gambe, ho fatto vedere la borsa e finalmente sono entrata. La musica era alta e bella, tutto r'n'b e hip hop. Il locale non era un gran che: da un lato i tavoli per mangiare o bere e in fondo c'era la pista per ballare con un dj che suonava su un tavolino rimediato all'ultimo. Anche qui coca e rum a 2.50$, anche se il bicchiere non era molto grande. Non vado mai in discoteca, e difficilmente mi metto a ballare nei locali con la musica, ma sabato mi sono buttata nella mischia come se non aspettasi altro che quel momento.. eh, si, mi dovevo sfogare in qualche modo. C'era un sacco di gente del college, ma quello che mi ha stupito di più è stato il lesbismo generale e i balli pornografici tra ragazzo e ragazza. Per un attimo ho creduto di essere in dirty dancing 30anni dopo. Si toccavano e pomiciavano da fare schifo, per non parlare dei ragazzi a bordo pista con gli occhi a radar che appena incroci il loro sguardo te li ritrovi a strofinarsi dietro di te. A parte queste differenti abitudini mi sono divertita un sacco e poi ho riso sopra tutto. A fine serata siamo andati a farci una pizza nel classico posto di ritrovo dove vanno tutti prima di tornare a casa, e poi verso il college a piedi sperimentando una strada nuova.. Ho conosciuto diverse persone e tutte molto divertenti, ma forse era solo per i bicchieri che si erano fatti.. se li incontro per il campus e si ricordano di me significa che mi sbagliavo..!!

Weekend da studente - l'allarme


Lo scorso weekend sono rimasta al college. In realtà avevo molta voglia di tornare nella city o anche solo a Newburgh, tanto per cambiare un po' aria, ma non mi andava di disturbare i miei parenti; loro sono contenti che vado ma già lì c'è mia sorella e non vorrei essere troppo scroccona. Avevo comunque deciso che sarei rimasta qui anche per conoscere un po' l'ambiente universitario e se fossi andata comunque a NY sarei partita da New Paltz. Le previsioni meteo, però, non erano per niente buone, quindi sono stata sull'attenti pronta a partire in qualsiasi momento in caso il tempo fosse stato buono. Di solito mi informo sul sito weather.com e devo dire che è molto preciso e affidabile; neve, vento e abbassamento delle temperature, infatti così è stato. Dopo l'ultima lezione del venerdì la mia compagna di stanza mi ha portato a fare shopping con lei a Kingston; forse le facevo pena perchè non avevo acqua, sapone per il bucato, cibo (quasi tutti andiamo alla mensa, ma qui hanno comunque delle scorte da caserma nelle camere), gli appendiabiti e i bicchieri. Partiamo verso le 13 e non so perchè ma mi immaginavo che avesse una vecchia carcassa come auto, invece ha una toyota molto carina (da fuori) tipo fuoristrada e piena zeppa di roba. I sedili dietro erano abbassati per fare spazio alle sue tele per dipingere, c'era un vecchio bicchiere di caffè da asporto e degli schizzi qua e là, qualche anello di cipolla fritto sui tappetini e degli asciugamani molto colorati come coprisedili. Abbiamo fatto diversi giri sia al dollar store dove tutto costa 1$ e al supermercato dove ho comprato qualche yogurt; volevo comprare anche i cereali, anche se non li mangio spesso, ma con lo yogurt ci stanno bene. C'erano ben 2 corsie di cereali di tutti i tipi e tutti nel formato big, cioè quasi da 1Kg l'uno; e se poi non mi piacevano?? Anche se avrei potuto darli alle papere che mi svegliano ogni mattina (magari si zittivano!) ho optato per uno snack al cioccolato che va sempre bene. Anche il reparto bibite è sconvolgente: tutte le bottiglie sono da minimo 2 litri e, mentre noi ci limitiamo alla coca, fanta, sprite e qualche volta l'acqua tonica, qui hanno tutti i tipi tranne quelle e cioè pepsi, mountain dew, soda, gingere ale, root beer, vitamin water, ecc. Ci siamo fermate in altri negozi di vestiti ma dopo un po' mi ha riportato al college perchè era stanca; una corsetta in palestra e la sera avevo troppa voglia di uscire ma le ragazze che di solito incontro alla mensa non le avevo viste quindi ho ripiegato sul Pijiama Party nel residence: in pratica una sera come un'altra dato che qui sono sempre tutti in pigiama a tutte le ore, ma in più c'era da mangiare e mi sono buttata sulle "zeppole" di Dunkin' Donuts, le bagles con la cheese cream (il nostro philadelphia), e il latte con i cereali così almeno ho potuto assaggiarne un po' e avere le idee più chiare la prossima volta che mi trovo nella corsia "colazione" del supermercato. Ho giocato a Candy Land, un gioco da tavola per bambini, con le coreane, poi chi voleva poteva candidarsi per ricevere dei premi nelle categorie pigiami più originali, più belli ecc. poi hanno continuato a giocare a giochi scemi tipo "attacca la coda all'asino con gli occhi bendati" e mi ci hanno tirato dentro, anche se invece della coda dell'asino era un adesivo di un'aquila, credo. Sono tornata in camera alle 12 circa, poi al computer per un'oretta e finalmente a letto contenta di non dover puntare la sveglia per il sabato. Ma alle 4 di notte è successa una cosa terrificante, spaventosa, inaspettata e inimmaginabile che mi ha fatto letteralmente prendere un colpo: l'allarme antincendio. Nel bel mezzo del mio sonno beato, la sirena ha cominciato a suonare, un rumore mai sentito che metteva paura per quanto era acuto e assordante; mi sono tirata su di scatto senza capire dove ero, cosa succedeva, se dormivo ancora, se era un sogno o meglio un incubo. Non mi veniva su il respiro ne' le parole, nemmeno per dire le parolacce in italiano. Siccome avevo sentito spesso ripetere che al segnale di incendio dovevamo uscire senza preoccuparci di prendere le nostre cose, mi sono affacciata in corridoio e stranamente non c'era nessuno; d'istinto ho azionato il naso per fiutare l'odore di fumo ma niente. Non sapevo che fare, se correre o prendermela comoda, finchè la mia compagna di stanza, dopo essersi vestita per bene mi ha fatto venire in mente di prendere anch'io la giacca, e siccome ero più veloce di lei ho avuto tempo per prendere la borsa e pensare anche di portare via computer e passaporto, ma non l'ho fatto perchè la gente cominciava a uscire a fiumi e, sbandando a destra e sinistra, mi sono intrufolata nella mischia; chi con la coperta addosso, chi scalzo, chi senza lenti e chi era andato a dormire da poco.  Abbiamo aspettato più di 40 minuti fuori in attesa che i vigili del fuoco (che sembrava non arrivassero mai e che invece erano già dentro da un bel po') si accertassero della sicurezza del residence e che disattivassero l'allarme. Alla fine uno dei responsabili del residence ha detto che si era trattato di uno scherzo di pessimo gusto e che proveniva dalla stanza 301. Non so chi sia stato il colpevole o come lo abbiano punito, so solo che chiunque raccontava della notte tra venerdì e sabato lo ha maledetto in tutte le lingue.. e Scudder è il residence per gli studenti internazionali..!

domenica 10 febbraio 2008

Ho voluto la bicicletta, e adesso..


La settimana è andata abbastanza bene, mi sto adattando al ritmo delle lezioni, degli orari di apertura e chiusura degli uffici, mensa e palestra, ma c'è ancora qualche piccolo disguido: 1)il cibo e l'orario, 2)gli esami di advertising, 3)la multa, 4)l'acqua, 5)ho finito i vestiti. Andiamo in ordine.
1) Il lunedì e il mercoledì non ho tempo di mangiare perchè le lezioni sono attaccate una all'altra; la prima è dalle 10 alle 11.15, poi dalle 12.30 alle 13.45 e l'ultima dalle 14 alle 15.15. Qui alle 11.30 sono già pronti per il pranzo ma io devo ancora digerire la colazione, così mi ritrovo a fare pranzo/merenda/cena alle 17 con la conseguente sensazione che le 19 mi sembrano già le undici di sera. Ma mi sono fatta furba, "rubo" le banane e le arance durante la colazione e le mangio mentre corro per il campus tra una lezione e l'altra così riesco a trattenermi fino alle 18, orario consueto della cena, senza dovermi abbuffare. E comunque l'ho sempre detto che meglio di casa nostra non si mangia da nessuna parte. 2) Il 27 febbraio avevamo il primo esame di advertising ma in quella data c'è la Advertising Diversity Job Fair a NYC e molti di noi ci andranno; il prof invece di posticiparlo al lunedì successivo lo ha fissato per il lunedì precedente cioè il 25 febbraio e sabato 23 è il compleanno di Margherita.. avevamo previsto una bella serata insieme e invece mi tocca pensare all'esame! E ovviamente il secondo esame è il 2 aprile cioè il giorno dopo la partenza dei miei genitori che mi vengono a trovare per una settimana. Che culo, eh? Ho chiesto informazioni su come sono gli esami qui e ho saputo che sono tutti a scelta multipla (a,b,c) a trabocchetto, si devono fare con la matita e li corregge automaticamente la macchina quindi il prof ti scrive a penna solo il voto finale e speriamo che la macchina non sbaglia, o, che se sbaglia sia a nostro vantaggio. I compiti sono tutti uguali ma guai se alzi il sopracciglio per sbirciare il foglio del vicino. Ti annullano il compito e ti fanno fare una gran figuraccia perchè qui sottolineano molto la loro filosofia anti-plagiarism cioè l'anti-pirateria/furto/plagio/copiatura illegale. Come in Italia. 3) La settimana scorsa ho lasciato il corso di sceneggiatura per quello di danza, tutto entro i termini stabiliti, solo che la signora non mi aveva registrato al nuovo corso di danza ma mi aveva solo cancellato dal precedente. Quando mi sono accorta sono andata all'ufficio registrazioni dicendo che dovevo essere iscritta già la settimana scorsa, invece mi hanno detto che ero in ritardo per iscrivermi e che avrei dovuto pagare una penale di 15$. What? Per quella somma non muoio certo di fame, ma cavolo stavolta hanno sbagliato loro! Con mooolto coraggio ho detto che non avrei pagato ed ho spiegato il motivo; per fortuna la signora è sembrata comprensiva ma ancora aspetto conferma del loro errore. Prima che andassi via, la colpa è ricaduta sul sistema informatico che probabilmente non funzionava come avrebbe dovuto. 4) Il problema acqua è quello che mi da più noia; ti ho già detto che New Paltz non è una città grande, anzi, non è proprio una città, per muovermi ho solo i piedi e i negozi non sono poi tantissimi e nemmeno così economici e, guarda caso, l'acqua costa. Sono abituata a bere abbastanza e con il clima che c'è qui la mia pelle è ultra disidratata, forse anche perchè l'acqua con cui ci laviamo è ad alto contenuto di cloro, si sente sia addosso che dall'odore, in più c'è un clima molto secco e il tutto ha effetto anche sui miei capelli che sembrano paglia al sole di luglio in campagna, e non parlo del colore. Un pomeriggio stavo andando in palestra, non avevo l'acqua e la mia compagna di stanza mi ha detto che potevo prendere l'acqua della fontanella del corridoio perchè era potabile. Dopo una bella sudata sul tapis roulant ci voleva proprio una bella bevuta d'acqua e... praticamente ho bevuto acqua di piscina, ma dopo il primo sorso l'ho buttata e quando sono tornata in camera avevo la lingua per terra. Ho scoperto che si resiste di più alla fame che alla sete. Per un po' ho comprato le bottigliette da mezzo litro nelle macchinette a 1.50$ l'una ma non è per niente conveniente, quindi quando potevo compravo le bocce da 3 litri. Già è un problema il cibo almeno voglio bere quando e quanto mi pare, così quando la mia compagna di stanza mi ha portato con lei a fare shopping con la sua macchina ho comprato 4 bocce da 1 gallone cioè 3.78 litri. Per la settimana sono a posto. 5) Il problema bucato è stato risolto perchè finalmente ho comprato il sapone per la lavatrice. Non avevo più maglie pulite e se non compravo il detersivo dovevo farmi il guardaroba nuovo. Meglio il sapone. In America si usa la lavatrice che si apre dall'alto e, a parte, l'asciugatrice; lo stendino non esiste a meno che non hai abbastanza tempo per tirare fuori tutti i panni bagnati, stenderli uno per uno, aspettare quella giornata e mezzo che si asciugano (dipende dal clima, se è umido anche di più), raccoglierli tutti e soprattutto stirarli. La classica routine di casa nostra, ma qui fanno presto: dopo la lavatrice buttano tutto nell'asciugatrice e piegano senza stirare. Senza contare che l'asciugatrice è un'autentica rovina per tutti i tipi di panni.
L'importante è capire come funziona, il resto viene da se' e non parlo solo del bucato ma anche della vita in campus. Come tutte le cose dopo lo scoglio iniziale il resto scorre bene, ovviamente se uno è attento e sveglio nell'apprendere il meccanismo e incline a farlo.  Certo, ora parlo così perchè mi sto abituando ma all'inizio non è stato facile entrarci e te l'ho spiegato bene. Ora va molto meglio. Ci sono molte altre cose che non fanno per me e che devo comunque fare ma anche questo fa parte dell'esperienza qui, o meglio della convivenza sul campus. Ho voluto la bicicletta, e adesso pedalo.. finchè è in pianura..

mercoledì 6 febbraio 2008

Superbowl Sunday!

Finalmente il SuperBowl. In Italia questo avvenimento rimbomba come fosse una cosa tipicamente americana, e ti giuro che lo è: sport, spettacolo e musica tutti insieme per non parlare degli 800.000 tifosi.. questo il numero degli appassionati presenti allo stadio in Arizona. Il momento più eccitante del football americano si è svolto domenica dalle 17.30. Si chiama così perchè è la sfida finale tra le squadre vincitrici delle due leghe, o meglio campionati, la National e la American League. Alfred mi ha detto che questo appuntamento è più sentito del Natale, e io ci credo a occhi chiusi. Le insegne dei pub, dei bar, dei ristoranti offrivano menù di colazioni, pranzi, cene, drink dedicati al Superbowl e sotto inneggiavano alla squadra preferita tipo Go Giants, Go! Al college hanno fissato un appuntamento per gli studenti internazionali per spiegare le regole del football americano proprio in previsione dell'evento. Non ci sono andata, ma nonostante non ci capisca niente, non ho voluto perdermi la finale. Più che la partita in sè, che secondo me è una gara a chi le prende di più, non vedevo l'ora di vedere i cantanti: Alicia Keys è stata elettrizzante, e No One è diventata la colonna sonora della mia vita newyorchese; ma più di tutti è stato bello il rituale junk food & beer; Alfred ha cucinato, patatine fritte tonde, panzerotti di salsicce speziate, ottimi, rotolo di pizza tagliato a fette con dentro peperoni o formaggio e prosciutto cotto, tutto annaffiato da tanta, tantissima birra fortunatamente Heineken. Il SuperBowl è il programma più seguito in assoluto dell'anno (quest'anno 97,5 milioni di telespettatori) e per l'occasione molte aziende lanciano le nuovissime pubblicità dei loro prodotti, perchè qui guardano anche la pubblicità, soprattutto durante questa partita perchè ormai sanno per certo che tra una pausa e l'altra proiettano nuovissimi spot in cui la creatività delle agenzie si spreca; uno spot di 30'' arriva a costare tra 2 e 3 Milioni di dollari. Alla fine hanno vinto i Giants. Lo so, dovevo tifare per loro perchè è la squadra di NY ma simpatizzavo di più per i Patriots, ovvero il New England, di Boston perchè ho saputo che durante il campionato non hanno mai perso una partita.. ma chissenefrega, in divisa blu erano i migliori..! mi spiego??

martedì 5 febbraio 2008

Me & the City

La scorsa settima ci sono stati diversi cambiamenti: ho lasciato il corso di sceneggiatura per dedicarmi alla danza. Era tanto che volevo ricominciare ma non ne avevo la possibilita' cosi', dato che devo avere 12 crediti per essere studente full time, ho pensato che 3 corsi di studio con esame annesso erano molto piu' che sufficienti e per alleggerire il tutto ho scelto un corso pratico. Il corso e' Introduction to Dance, la prof sembra Woohpi Goldberg, mi diverto un casino e poi non sono così male come credevo! La mia carta di credito ha deciso di smettere di funzionare e devo ancora finire di pagare il college.. il cash comincia a scarseggiare e speriamo che non mi ritrovi a fare la homeless per le strade di NY!! La mia compagna di stanza non ne vuole sapere di spegnere il ventilatore: per due notti lo ha addirittura tenuto alla velocità 2.. non era tanto il fresco che mi dava fastidio (in camera i riscaldamenti sono a 3o°C!) ma soprattutto le "eliche" del ventilatore stile ATR Ancona-Roma che ti atterra sul tetto.. non ho dormito e venerdì sono andata in palestra per la lezione di kickboxing che qui non si fa con il sacco a terra ma a corpo libero. Che sudata! Per riprendermi un po' dalle fatiche della settimana venerdì sono tornata a "casa" a Newburgh sperando di potermi riposare un po', invece.. Venerdì ho dormito sul divano perchè il letto non era  fatto e alle 2 è arrivato Lucas che fa spesso la pipì a letto così ha dormito con me, ma alle 5.30 già scalciava e alle 6.30 aveva già acceso la Tv su Next, il canale dei cartoni animati. Niente da fare, mi si è incollato addosso (però è adorabile!!!!) e mi sono dovuta svegliare, e pensare che fuori c'era un tempo grigio da pioggia che faceva venire voglia solo di starsene sotto le coperte.. Margherita al lavoro, Alfred in montagna, Tyler al baseball e io baby sitting a Lucas. Michela aveva le prove di danza con le "hawkettes" dell'Hudson Valley (si pronuncia "occhett",non aggiungo altro), una specie di cheerleaders per la squadra locale -www.hvhawks.com- e non sarebbe potuta venire a NY con me, ma io ho scaricato il marmocchio dalla vicina e me ne sono andata da sola.. ero un po' titubante perchè avevo un gran sonno arretrato, ma poi ho pensato che se non andavo sabato la prossima occasione sarebbe stata tra 7 giorni, quindi.. alle 13.30 ero sul bus con un tempo orrendo, e mi sono detta che se era brutto anche a NY sarei andata al MoMa, Museum of Modern Art, con la student card è gratis!! invece arrivata a destinazione, non solo era più caldo ma c'era anche qualche spiraglio di sole che faceva capolino tra i grattacieli.. Niente museo, si cammina, e già mentalmente mi ero fatta tutto un percorso mio: dalla 7Ave, la fashion avenue, verso la Lower Manhattan fino al Greenwich Village. Sto leggendo un libro ambientato a NY dove vengono descritte molto bene non solo le strade e le sensazioni che danno ma anche i locali che vi si trovano, così sono andata a scoprirli di persona. Finalmente. Quella era la New York che cercavo: niente grattacieli ma townhouses dai mattoncini rossi con le scale antincendio, strade piccole, negozietti "in" e vintage, accoglienti locali in legno per caffè e un brownie, marciapiedi più stretti ma comunque frequentati non da turisti, ma da giovani newyorchesi ben vestiti che spesso si tenevano a braccetto; eggià, solo quando sono tornata a casa ho saputo che Greenwich è conosciuto anche per essere frequentato da gay, e che gay.. certi gnoccoloni!! Ho provato ad entrare da Marc Jacobs ma era impossibile, così mi sono diretta nel negozietto davanti, molto simile al Nolita di Senigallia, e la commessa, Annie, mi è stata addosso tutto il tempo.. evidentemente lavora a percentuale. Non ho comprato niente ma le ho detto che ci tornerò presto. In Perry St. sono andata alla ricerca della casa di Carrie Bradshaw (solo per vere intenditrici!), ho visto il Sushi Samba (sempre Sex and the City) e il DOMA cafè che sta sulla copertina del libro che sto leggendo. Passando ho visto anche la recinzione di un parcheggio piena di ricordi, pensieri e oggetti fatti a mano sull' 9/11. Troppa tristezza, ho preso un dolcetto da mangiare per strada e sono ripartita verso midtown. La stanchezza si faceva sentire e cominciava ad essere buio: non essendo una zona molto trafficata ho deciso di cercare la subway e forse avrei fatto in tempo anche a fare un salto al MoMa; la macchina per fare il biglietto non mi prendeva i soldi quindi me la sono rifatta tutta piedi..!! però non è stato un peso perchè dava troppo gusto camminare per strada con le luci che cominciavano a scintillare al buio! me la sono presa comoda e sulla via del ritorno mi sono fermata anche a comprare qualche T-shirt: da quando sono arrivata non ho fatto mai il bucato e sto per finire le maglie pulite.. una tappa shopping era obbligatoria. Ho trovato magliette 6 dollari supercarine della marca Bitten firmate da Sarah Jessica Parker, e ci tengo a dire che non le ho comprate perchè portano la sua firma ma perchè erano davvero crine e costavano una cavolata. Non ancora del tutto esausta, mi sentivo così felice, tranquilla e leggera che ho superato i dimostranti tifosi di Hilary Clinton e i cinesi che festeggiavano il loro capodanno a Times Square per andare al Marriott Marquise dove vendono biglietti per i musical a metà prezzo. Purtroppo sono arrivata tardi per l'ultimo spettacolo, ma sarei andata volentieri anche da sola: NY è la città per tutti, soli, in compagnia, tristi, felici, senza soldi, speranzosi, bisognosi di spazio, chi è di fretta e chi passeggia, curiosi, stanchi, chi cerca e chi trova.. anche chi non cerca prima o poi qui trova qualcosa..