giovedì 13 marzo 2008

12 gennaio - 12 marzo

Se mi guardo indietro mi sembra sia passato un secolo da quando sono partita tutta dubbiosa e incerta dall'aeroporto di Ancona. Anche oggi, allo scoccare dei 2 mesi di permanenza negli Stati Uniti, non perdo l'occasione di dirti quanto sia contenta e soddisfatta di essere qui; non posso certo dire di conoscere New York come le mie tasche (anche se mi muovo orgogliosamente con una certa facilità) o gli americani, ma dopo più di 60 giorni qui le differenze le ho notate, e non sono sempre a loro favore. Gli americani sputano per terra con schifosa soddisfazione di ciò che hanno fatto, come se la loro virilità si concentrasse tutta in quei 10ml si saliva; gli americani succhiano quando bevono il caffè e quando mangiano la zuppa, un'abitudine che di solito attribuiamo agli anziani o ai maleducati, anche se so per certo che in certi paesi è consuetudine.. Appena esce un raggio di sole, tutti con T-shirt e ciabatte, gli americani non soffrono il freddo. Qui sembra che lo spreco sia una moda da seguire: se in Italia ci lecchiamo tutte e 5 le dita prima di buttare la confezione del philadelphia, qui lo cestinano che ce ne è ancora un dito: forse non hanno tempo o non sono abituati a raschiare il fondo.. Gli americani vanno a fare la spesa, vanno a trovare gli amici e si fermano in qualsiasi posto lasciando il motore della macchina accesa: se vai nel parcheggio di qualsiasi supermercato vedi i gas di scarico delle automobili  che sputano fumo mentre il proprietario è dentro che riempie le buste della spesa rigorosamente in carta riciclata per rispettare l'ambiente.. lo fanno più che altro perchè l'inverno è molto freddo e la macchina rimane calda e hanno addirittura il telecomando per accenderla da lontano. Gli uomini ci provano con tutte, in ogni modo e in qualsiasi circostanza, e mi è stato riferito che trattano le donne come l'ultima ruota dell carro.. e le ragazze sono molto procaci e non fanno niente per nascondere le loro "grazie", anzi.. L'impressione che ho avuto sugli americani è che credono a tutto: qualsiasi cosa racconti ci credono forse perchè sono abituati a convivere con religioni, culture e usanze talmente differenti che non si meravigliano di niente. Soprattutto per quel che riguarda le pubbicità. A proposito di pubblicità, devo dire che qui il semplice spot per la scatoletta del gatto è un vero cortometraggio con tanto di effetti speciali e 99 volte su 100 la pubblicità che guardi in TV fa morire dalle risate (www.veryfunnyads.com). Non a caso NY in questo campo è imbattibile! Non mi piace che gli americani prendono tutto alla leggera: di sicuro vivono 100 volte meglio, ma è brutto non dare il giusto valore ai sentimenti, e qui gli esempi sono tanti: dal matrimonio (qui si sposano "almeno" 2 volte, e spesso nemmeno il 3° è quello giusto) alle amicizie (è facile essere "pugnalati alle spalle", gli americani sono famosi per questo). E poi la violenza: anche i bambini si atteggiano e dicono cose violente, non hanno un confine tra ciò che si dice per scherzo e ciò che va oltre il linguaggio comune (proprio oggi mi sono sentita dire da un bambino di neanche 6 anni che se aveva un fucile vero mi ammazzava) e di conseguenza non comprendono il valore della presenza degli altri. Pensano solo a se' stessi, se sei in difficoltà difficilmente ti aiutano perchè qui vale la regola del self-made man, quello che si è fatto da solo. Lo vedo anche in classe: se ti viene un esaurimento mentre cerchi di ragionare e capire una  lezione stai tranquilla che finchè non alzi la mano o non aspetti di parlare col prof a fine lezione nessuno ti dice niente, nemmeno se il tuo disagio è palese e raramente se chiedi al vicino di banco ti risponde. Al contrario però, devo ammettere che più volte sono rimasta stupita dalla gentilezza di certe persone, soprattutto quando dici che sei italiano. Gli americani adorano gli italiani, ovviamente parlo per NY anche se ho sentito dire che è un amore comune a molti, forse perchè fondamentalmente siamo simili. L'italiano frega il prossimo sotto i suoi occhi, l'americano lo fa alle sue spalle e fino qui tutto il mondo è paese. Spezziamo qualche lancia a favore della bandiera a stelle e strisce, a proposito del lavoro: qui ogni azienda ha gli occhi e le porte dei propri uffici spalancati a favore delle giovani risorse umane. Se ti si laureato da poco, poi, ti prendono ancora più in considerazione. Addirittura alcune compagnie hanno delle sessioni durante l'anno in cui ricevono curriculum e fanno colloqui. Per il curriculum, poi, c'è tutto da imparare: é severamente vietato scrivere data e luogo di nascita, stato civile, religione, sesso e cittadinanza per evitare discriminazioni di ogni tipo; si, qui assumono in base alle capacità, alle esperienze precedenti e quello che sai veramente fare. La scuola infatti permetta molta libertà nella scelta di corsi e orari (anche se ci sono non pochi contro), e nel tempo libero gli americani sono impegnatissimi in attività di vario tipo dal volontariato a qualsiasi comitato o si ritagliano tempo per far parte di qualche prestigiosa associazione: perchè fa curriculum. Si, perchè oltre alle cose che sai fare, è importante scrivere nel resumé che fai parte di qualche organizzazione e che sei quindi una persona impegnata. Gli americani sono completamente dediti al lavoro, raramente si prendono ferie per andare in vacanza ed è difficile anche stare a casa durante le festività: per la moltitudine di religioni che convivono in questo paese, se Pasqua non fosse di domenica si lavorerebbe di sicuro. Sto cominciando a fare paragoni e per molte cose mi sento a casa anche qui; mi sto ambientando bene, sto entrando nel meccanismo (a parte le pugnalate) e se penso alla situazione italiano sono ancora più contenta di stare qui, lontano dai litigi e dagli insulti tra politici. Qui, a parte i candidati a presidenti, non si vede nessuno sul TG. Stranamente i giornalisti danno le notizie col sorriso anche se ovviamente non sempre sono buone. Si, qui curano la propria immagine ma non nascondono una sentimento di forte attaccamento alla propria bandiera. Scusa, ho già parlato troppo, ma non voleva essere una polemica, solo un semplice confronto tra due stili di vita che si inseguono, si scontrano e a volte corrono paralleli, solo che pensandoci.. è forse questo che un po' ci manca?

martedì 11 marzo 2008

12 ore no-stop

Domenica New York. Finalmente un po' d'aria buona e che aria.. c'era un vento che dava la sveglia! Siamo partite presto perchè Michela aveva un'audizione per una cantante, Ciara, e io mi sono preparate un percorso niente male: anche se c'era il sole ed era bello stare fuori, NY alle 10 di domenica mattina dorme ancora (nonostante sia la città che non dorme mai) così ho optato per il museo, il MoMa. La mia carta da studente è spesso miracolosa perchè posso ottenere sconti e addirittura al MoMa non ho pagato. La struttura è molto bella, tutta moderna con 6 piani di sculture, quadri, disegni, stampe e installazioni, e si possono fare le foto!! Mi sono trovata davanti a opere d'arte che avevo visto solo sui libri tipo la Starry Night di VanGogh, la "merda d'artista" di Manzoni, ecc. ma non potevo andarmene senza vedere le stampe della Campbell Soup di Wharol e sono stata sorpresa di vedere anche la sua Marilyn Monroe. Sono uscita molto soddisfatta e sono andata a vedere il palazzo di vetro dell'ONU. Delusione. La prima di NY. E' una zona molto fredda e asettica, come è logico che sia, ma non mi è piaciuto per niente; però ho notato che di fianco all'edificio c'era qualcosa di familiare: una "Palla" di Pomodoro molto simile a quella di Pesaro. Per un attimo mi sono sentita intelligente e acculturata perchè l'ho riconosciuta al volo. Da lì volevo andare a vedere il Flatiron building, Noho e Tribeca ma ho deviato per Macy's un grande centro commerciale anche questo simile ad Harrod's di Londra, dove mi sono persa per circa un ora e mezza. Persa nel senso che mi servivano assolutamente un paio di scarpe col tacco per non sentirmi una barbona tutte le volte che esco. Rosse di vernice lucida e c'era scritto "30$", prese. Quando sono andata alla cassa ho pagato addirittura 15$!! Mi è venuto il dubbio che ne avessi comprata solo una di scarpa, in vece c'erano entrambe, ma di sicuro non riuscirò a metterle per più di 2 volte, si romperanno prima.. Poi ho raggiunto Michela che aveva finito l'audizione, eravamo un po' depresse perchè a conti fatti non ci restano molti weekend da passare insieme così abbiamo folleggiato un po': pensavamo di tornare a casa col bus delle 17 o delle 18 ma abbiamo deciso che dovevamo chiudere la giornata in bellezza. Così ci siamo dirette verso il Greenwich village per andare al Doma Cafè ma per la terza volta non c'era nemmeno un buco per sedersi, nemmeno per terra, così siamo andate a vedere la sponda ovest dell'Hudson/Oceano e.. meraviglia!!!! Il morale era decisamente tornato su a parte per il vento gelido. Ci siamo sfidate a raggiungere la punta per tornare a vedere la Statua della Libertà e prendere il traghetto, ma dopo 40minuti di cammino ci siamo accorte che non eravamo nemmeno a metà strada ed eravamo già stanchissime.. o metropolitana per raggiungere la Statua o rimandiamo e ci fermiamo per un caffè: neanche a farlo apposta, attraversata la strada eravamo a Tribeca solo che molti bar erano chiusi a parte il solito Starbucks che è sempre in ogni angolo. Ci giriamo e vediamo un autobus con la scritta "Staten Island Express", era destino che dovevamo andarci. Siamo salite a bordo al volo (era gratis!) e siamo andate alla partenza dei Ferry per l'isola, anche questo gratis. Non puoi capire l'emozione, la meraviglia, l'entusiasmo, l'intensità delle sensazioni date da quel viaggio di appena 25minuti. Vedevamo i grattacieli di Manhattan farsi sempre più piccoli e colorarsi delle luci del tramonto che si rispecchiavano sulle vetrate e in lontananza la Statua della Libertà, sempre più grande e illuminata da uno sfondo arancione. Al ritorno era più buio e la Statua era illuminata come tutti i grattacieli di Manhattan compresi i ponti. Che esperienza! Da fare per chi non c'è mai stato e da rifare anche per me. L'autobus delle 18 era andato da un pezzo e quello delle 20.45 era molto difficile da riuscire a prendere; come al solito avevamo i minuti contati. Siamo state le prime a scendere dal traghetto e correre verso la metro per raggiungere la stazione degli autobus ma, sorpresa delle sorprese, la metro era chiusa, ecco perchè c'era il bus espresso gratis. Niente da fare, anche quello delle 20.45 era andato e il prossimo era alle 22.45. Siamo tornate verso Times Square e abbiamo cercato un posto per cenare, con calma e senza corse. Volevamo tornare dal turco perchè ci andava un bel bicchiere di vino e lì eravamo sicure che ce lo dava buono, ma abbiamo girato un po' per vedere altro, così abbiamo scovato, per sbaglio in una stradina secondaria a Hell's Kitchen un ristorante fichissimo dove abbiamo mangiato molto bene a prezzo ragionevole, solo che il nome faceva pensare ad una trattoria tipica "Maria Pia". www.mariapianyc.com. Io ero sconvolta dalla giornata, Michela in tuta ma ce ne siamo strafregate e siamo state benissimo.. finalmente alle 22.45 eravamo sull'autobus, ormai il conducente ci conosce; nonostante la stanchezza (eravamo lì dalle 10) io mi sarei fermata ancora.. si, lo so, sono pazza.. pazza di New York!!!!!!!!!!!!!

the Women raining Day

Come al solito, tutte le volte che prendo l'autobus per tornare a Newburgh il venerdì o piove o nevica e lo scorso weekend ha piovuto fino al sabato. Uscire con la pioggia non è proprio confortevole così ne ho approfittato per riprendermi un po' dalla settimana pesante; mercoledì ho preparato un internal speech per la classe di Advanced PR e l'ho dovuto leggere davanti a tutti in modo molto formale (avevamo anche il leggìo!) e giovedì esame di PR Publication che mi ha mandato un po' in paranoia perchè non sapevo come caricare il sito sul browser.. E' andata più che bene: la prof di Advanced PR mi ha detto "excellent job!" e all'esame di Publication ho preso 19,5 punti su 20! Il giovedì pomeriggio mi sentivo già in vacanza, peccato per il tempo piovoso ma le temperature si erano decisamente e incredibilmente alzate. Infatti, tornata a Newburgh non ho portato niente di pesante e dopo la pioggia è tornato un freddo gelido accompagnato da tanto vento.. la legge di Murphy. Venerdì sera sono andata a cena con Margherita, Lucas e Alfred in un posto chiamato Union Square e per la prima volta ho cenato all'americana: cheesburger e patatine fritte, buonissimo!!!!! Il sabato mi ero offerta di stare a casa con Lucas perchè il sabato qui non c'è scuola, Margherita e Al lavoravano e io non sarei andata in città perchè era brutto tempo: l'avessi mai fatto. Mi ha semplicemente stordito e rincoglionito per tutto il giorno per non parlare di tutti i capricci e le lagne. Non sta un minuto fermo e a volte è manesco ma è troppo bello e buffo che non gli puoi dire niente.. Non lo vedi per più di un minuto seduto e ha sempre qualcosa in bocca, o da bere o da mangiare, e molto spesso sono schifezze americane. Dopo pranzo dovevamo andare a trovare Margherita al negozio ma io e Michela siamo state tutto il giorno i pigiama e si era fatto tardi; così mia sorella mi ha ricordato che in Italia era la festa delle donne e ci è venuta la brillante idea di festeggiare. Sono anni che non festeggio l'8 marzo ma quella sera dovevamo fare qualcosa di diverso così siamo andate al supermercato e abbiamo comprato 3 tipi di gelato Haagen-Dazs, biscotti ai frutti di bosco, cioccolatini al caramello e una bottiglia di prosecco italiano, ma prima dovevamo andare alla partita di basket degli Hawks, la squadra per cui mia sorella dovrebbe ballare.. 8$ per vedere uno schifo di partita durante la quale è anche andata via la luce. Ho rimpianto tutto il tempo le partite della Goldengas e per fortuna siamo andati via prima, dopodichè siamo tornati a casa per il "dessert" e ci siamo ammazzati dalle risate con Thyler che prendeva in giro il fratello.. Serata tranquilla ma divertente.. quanto sto bene qui!

lunedì 10 marzo 2008

Weekend in The City - chi fa da se' fa per tre

Il venerdì lo abbiamo passato tra i negozi; ho scovato un bel vestito DKNY a soli 30$ e, anche se mi stava un po' abbondante, per quella cifra l'ho nascosto subito appena l'ho visto. L'egiziana non era ancora mai stata a Central Park: aiuto. Ho intuito che quella era la prima o al massimo la seconda volta che metteva piede a NY in 2 mesi che siamo qui. Da Central Park un altro centro commerciale, il Time Warner Mall: abbiamo fatto un giretto per i negozi poi Iona ci ha portato al piano seminterrato perchè c'era un mega supermarket/self-service che vendeva cibo "genuino". Loro hanno mangiato ma io ho voluto aspettare Michela che finiva la lezione al Broadway Dance Center e andare a cena come si deve, in un ristorante come si deve. Peccato che ha cominciato a nevicare e poi a piovere di brutto. Quando piove forte, gli americani dicono It's raining cats and dogs non so perchè da loro piovono i cani e i gatti, ma ne buttava giù un bel po'! Tra una cosa e l'altra, io e Michy siamo andata a cena alle 23, mentre l'egiziana, dopo la preghiera musulmana, è andata a dormire per il mal di testa e Iona ha raggiunto Anna, un'altra collega di college brasiliana ma cresciuta a NY e quindi abbastanza inserita, per andare al Sushi Samba. Non avevamo voglia di vestirci bene, quindi abbiamo detto che forse dopo cena le avremmo raggiunte anche se sapevamo che molto probabilmente saremmo rimaste per conto nostro, e così è stato. Taxi e in albergo alle 1.30.
Il sabato mattina abbiamo girato tra gli isolati vicina la Central Park per cercare Le Pain Quotidian, un risto-bar che avevamo visto il pomeriggio prima e dove ci volevamo fermare per fare colazione. Si, colazione, perchè Michela è scesa per prima e ha scoperto che non era inclusa e se l'è dovuta pagare. Cominciamo bene anche oggi. Camminavamo da mezz'ora, non avevamo un itinerario preciso per la giornata e cominciavamo ad avere fame, così, abolito le pain quotidian,  ci siamo fermate da Europa Caffè. La tipa all'ingresso del locale ha detto che ci potevamo sedere al ristorante o nei tavoli alti del bancone e mi sono girata per chiedere se a loro andava bene il tavolo alto; Iona dice di si e mi sono diretta ad occuparne uno e l'egiziana, una volta seduta, ha detto che preferiva essere servita.. lei che era l'unica senza soldi. Sentito questo, la pressione cominciava ad aumentare e ho deciso che dovevo escogitare il modo per svignarmela al più presto, anche perchè a breve sarebbe arrivata anche l'olandese e non osavo immaginare cosa sarebbe venuto fuori. Dopo aver mangiato, stavo scrivendo un msg a Michela per farmi dire dove era e poi raggiungerla, invece mi ha chiamato proprio mentre lo scrivevo per dirmi che aveva passato la prima fase dell'audizione e che doveva ballare per la seconda volta alle 13. Evvaiiiii!!!!!! oltre alle contentezza per mia sorella, avevo una scusa bella e buona per fuggire; ci ho messo 5 minuti per spiegare la situazione e me ne sono andata dicendo che non sapevo che ora si faceva e che ci potevamo vedere per cena. Sgamata??? Un po' si, ma quelle parlavano di tornare da Bloomingdale's perchè il giorno prima era chiuso e di passare il pomeriggio lì dentro col sole che c'era fuori proprio non mi andava. Proprio NO. E poi mi sentivo in dovere di prestare i soldi all'egiziana perchè Iona le stava pagando tutto e non era carino che io facessi finta di niente, ma non mi fidavo molto e inoltre anch'io non è che avessi chissà quanto con me, e prelevare ogni volta cosa ben 5Euro!! Che bello, me ne sono andata fischiettando respirando tutto quello che le strade di New York offrono. Ho raggiunto Michy e le ho preparato in 5 minuti un curriculum decente da consegnare all'audizione perchè se l'era scordato e sono andata con lei nella scuola di danza. Sono rimasta con lei fino alle 15.30 poi mi è venuto in mente che la sera potevamo fare una cosa tipicamente newyorchese e cioè andare a vedere un musical. C'è un posto a Times Square dove vendono i biglietti a metà prezzo e bisogna andarci presto per trovarli. Solo che per la strada mi sono persa anch'io dentro ad un centro commerciale ma solo per mezz'ora per comprare qualche T-shirt; al botteghino c'era un fila di due isolati. Noooooo.. che palle! Stavo passando la giornata ad "aspettare" e odio perdere tempo soprattutto in una situazione come quella, quando avrei potuto fare 1000 altre cose. Il cellulare si era quasi scaricato del tutto e ho fatto in tempo a fare uno squillo a Iona per dirle di venire lì a prendere i biglietti per il musical: anche loro volevano andarci e di comprare i biglietti senza dire niente alle altre mi sembrava troppo una cattiveria. La fila è scorsa in fretta e come al solito ho conosciuto qualcuno: la signora dietro a me aveva visto quasi tutti i musical e mi sono fatta consigliare un po' ma lì davanti al botteghino ero talmente indecisa che ho fatto passare davanti la gente.. Ho deciso per Mamma Mia ma non mi bastavano i contanti e non accettavano carte di credito. Nooooo...!! sono uscita dalla fila senza dirlo alla security che ovviamente non credeva che ero andata a prelevare quando poi sono tornata per rimettermi in fila.. Ha chiuso un occhio e mi ha fatto passare e ho comprato i biglietti per Hairspray. Abbiamo mangiato qualcosa al volo (purtroppo, perchè abbiamo scovato un posto eccezionale per bere ottimo vino e stuzzicare qualcosa da mangiare.) e abbiamo visto lo spettacolo.. stupendo!! Nonostante non conoscessimo la trama e non sapevamo cosa aspettarci ci è piaciuto moltissimo. Dopo il teatro abbiamo raggiunto Iona e l'egiziana in un ristorante egiziano e poco dopo è arrivata anche l'olandese, che se ho capito bene si è defilata anche lei ed stata per i cavoli suoi tutto il giorno.. Il divertimento è iniziato quando una signora ha cominciato a ballare sulla musica egiziana che suonavano dal vivo, e dopo poco ai tavoli non c'era seduto più nessuno perchè tutti ballavamo. Da lì però, io e Michela volevamo andare a bere qualcosa da qualche parte, cavolo, praticamente ci fermavamo a dormire lì apposta! Iona ha detto di andare verso Times Square, l'egiziana pensava che a quell'ora fosse pericoloso.. l'olandese doveva comprare qualcosa in farmacia e l'abbiamo accompagnata tutte; ovviamente Iona e l'egiziana si sono messe a guardare di tutto e praticamente abbiamo dovuto aspettare loro invece che l'olandese. Capito l'andazzo abbiamo detto che se volevano venire con noi a bere qualcosa le avremmo aspettate oppure saremmo andate subito in qualche locale perchè di camminare a zonzo con quel freddo non era molto entusiasmante. Hanno detto che sarebbero venute, ma Iona ha precisato che non beveva perchè la sera prima si era mezza ubriacata e l'egiziana è musulmana quindi non beve alcolici.  L'attesa è stata lunga.. mani nei capelli, io e Michela che non sapevamo più verso chi o cosa roteare gli occhi. Siamo andate al Tahlia, un lounge bar e ristorante bellissimo sull'8Ave ma i cocktail facevano schifo e non te li regalava di sicuro. Insomma, anche sabato serata moscetta anche se siamo andate a letto alle 3 ..e l'egiziana voleva prendere il taxi per 6 isolati..
Domenica Michela aveva un altro impegno e sono rimasta con le altre; abbiamo pagato anche 5$ in più e non ne ho capito il motivo.. aridaje! Anche la domenica è iniziata tutt'altro che bene anche perchè stavolta non avevo via di scampo: mi toccava stare con loro e avevano intenzione di chiudersi al Metropolitan Museum con un sole che spaccava le pietre.. Ho subito messo in chiaro che la mia presenza era in forse 1° perchè non avevo voglia, 2° perchè i soldi cominciavano a scarseggiare anche per me e non avevamo fatto ancora colazione. Le ho convinte a stare all'aria aperta il più possibile e siamo arrivate a Seaport passando per Chinatown dove ovviamente si sono fermate al mercato cinese per comprare qualcosa, la frutta. Seaport non sembra neanche parte di New York e il ristorante dove abbiamo mangiato non era per niente buono anche se la posizione era stupenda: nonostante abbia trovato della terra e una formica nell'insalata, abbiamo dovuto lasciargli anche la gratuity perchè nella city è obbligatoria. L'ora del museo era sempre più vicina, l'olandese le aspettava già lì, e io me ne sono tornata al college correndo come una pazza per Wall Street cercando una metro aperta dato che la domenica fanno orario ridotto. In un'ora dovevo trovare la metro, tornare in albergo a prendere la valigia, lasciare la mancia al tipo e arrivare in tempo alla stazione dei bus possibilmente senza spendere un soldo e per questo farmela a piedi. Avevo fretta anche perchè arrivando entro le 19 avevo la possibilità di cenare come si deve alla mensa del college senza dover pagare altro. Il tipo dei bagagli si è impietosito davanti alla mia fretta e non ha voluto la mancia ma io gliel'ho lasciata anche se misera e mi ha chiesto se doveva chiamarmi un taxi.. Se avevo abbastanza soldi per un taxi non gli avrei lasciato quella mancia da barbona; anche se comunque non avrei speso più di 6$, ho pensato che al massimo avrei preso il bus successivo e cioè mezz'ora dopo. Ma io sono testarda peggio di un mulo e me la sono fatta di corsa in ben 22 minuti nonostante in albergo mi avevano detto che ci avrei messo almeno mezz'ora se non di più.. era la prima volta che prendevo quella linea di autobus e non ero molto sicura di ricordarmi al volo il gate di ingresso, ma quando ho visto Liz, la capa del mio corridoio, aspettare in fila mi sono finalmente sollevata ed ho scoperto che l'autobus che avrei voluto prendere non correva la domenica.. Ho aspettato mezz'ora prima di partire.. che culo, eh? 

Weekend in The City - la partenza

Finalmente! ho un po' di tempo per raccontarti il movimentato primo weekend nella Grande Mela. Già il fine settimana precedente avevo deciso che il prossimo mi sarei fermata in città: basta con le ore contate, le corse per prendere l'autobus e lasciare la città proprio sul più bello. Solo che gli alberghi costano, così ho sparso un po' la voce tra le mie amiche internazionali. Iona, la brasiliana, era dentro insieme a me e mia sorella. Il giorno dopo, però, mi dice che anche la ragazza egiziana voleva venire, e il giorno dopo ancora si voleva aggregare alla comitiva anche l'olandese.. OK, più siamo meno spendiamo, ma ho chiarito che non eravamo obbligate a fare le stesse cose e passare tutto il tempo insieme.. non le conoscevo quasi per niente e non mi andava di "sprecare" il primo weekend con una compagnia non adatta a me. Insomma, era giovedì e ancora dovevamo fare tutto e cioè prenotare l'albergo e soprattutto chiarire chi c'era e decidere come sistemarci. Avevo già fatto delle ricerche di alberghi su internet ma, non sapendo precisamente quanti eravamo, non avevo potuto concludere niente. Il bello è che giovedì a pranzo Iona mi manda un msg dicendo di vederci la sera alle 8.30 per fare il punto della situazione. Te lo immagini quanto mi giravano??? No, non puoi capire. Possibile che ancora nessuno si decideva a farmi sapere niente??? E prenotare la sera prima per il weekend dopo non offriva certo le stesse possibilità che prenotare con almento 2gg di anticipo.. L'entusiasmo per il primo weekend nella city stava diventando sempre più ansia per paura di non trovare la soluzione giusta per dormire e quindi accontentarci o, peggio, spendere molto di più, e rabbia perchè le due cretine non si rendevano conto che stavano condizionando il weekend di altre 3 persone. La prossima volta faccio tutto per i cavoli miei, non so quante volte me lo sono ripetuto. Sono andata ancora più su di giri quando l'egiziana ha detto che non era sicura di venire e l'olandese sarebbe venuta solo il sabato.. che nervi!!!! Alla fine l'egiziana ha deciso di venire (era in forse perchè si perdeva la serata egiziana organizzata dai suoi conterranei.. due sberle, e via..) ma era meglio che stava a casa per un sacco di motivi; poi quando ha detto che il suo budget era di massimo 30$ a notte le avrei tirato una scarpa.. Chissà dove la trovavamo a quell'ora una stanza a quella cifra.. nemmeno in ostello. Hanno cominciato a cercare alberghi con una lentezza snervante al che me ne sono strafregata e ho detto che dovevo finire di studiare (ed era vero!) e me ne sono andata dicendo di tenermi informata se trovavano qualcosa. Sono tornata in camera e ho chiamato qualche albergo per sapere se avevano camere doppie per me e Michela: mi ero talmente scazzata che non volevo più andare o almeno volevo essere in buona compagnia. Non ho trovato granchè a parte alberghi costosi o ostelli con camerate da 12 letti molto distanti dal centro. Alle 11.30 ancora non avevo notizie dalle mie colleghe internazionali allora ho mandato un msg dicendo che a questo punto dovevamo rimandare, anche se io sarei andata comunque per un giorno intero. Dopo un po' mi chiamano dicendo di stare per prenotare l'Holiday Inn per 45$ a notte a persona con colazione.. OK, ho confermato il tutto anche a mi sorella e ho fatto prenotare. Per il sabato notte, l'olandese si sarebbe arrangiata in un ostello, e le altre (Iona e l'egiziana) volevano partire il venerdì alle 12.30 perchè c'è un autobus che passa proprio dentro al college senza bisogno di andare alla stazione. Il venerdì ho lezione fino alle 11.15 e avevo già programmato di andare in palestra il resto della mattinata, ma poi ho deciso di partire insieme a loro 1° perchè la sera prima quando cercavano gli alberghi sembrava che non mi importasse niente (infatti me ne sono andata con la scusa dei compiti) 2° perchè non avevo mai preso l'autobus dal college e volevo capire per bene come funzionava. Alle 11.30 dovevo ancora preparare la valigia ma avevo talmente paura di non fare in tempo che sono stata super veloce e alle 12.05 ero già lì che aspettavo. Michela sarebbe partita da Newburgh e ci saremmo viste lì. Ma l'angoscia di questo weekend doveva ancora iniziare: alle 12.15 l'egiziana non riusciva a prelevare contanti con la sua carta di credito, il bancomat diceva che non aveva abbastanza fondi ma secondo lei c'erano. La bella giornata di sole non era bastata a farmi tornare il buon umore dalla sera prima: questa aveva con se' solo una quindicina di dollari e quando ha detto Se lo sapevo che non funzionava avrei chiesto i soldi alla mia amica egiziana che mi deve 500$ da circa un mese.. sentito questo, ho intuito che se le avessi prestato i soldi non so se li avrei rivisti prima del mio ritorno a casa.. ma se non veniva lei dovevamo dividere la stanza in albergo in 3 e avremmo pagato molto di più.. per fortuna Iona si è offerta di prestarle i soldi per il biglietto del bus: non riusciva nemmeno a pagare quello, figuriamoci stare 2 giorni a NY con quello che costa.. E colmo dei colmi, appena arrivate sai dove voleva andare? da Bloomingdale, il centro commerciale più in di Manhattan..

mercoledì 5 marzo 2008

Si salvi chi puo'..!

Sono rimasta abbastanza indietro con i racconti, scusa, ma le ultime due settimane sono state molto impegnative e sara' cosi' fino alla settimana di Pasqua. Comincio ad avere molti "compiti" da fare (si, nelle universita' americane danno i compiti) in piu' gli esami e le lezioni in classe. A dire la verita' mi sono sentita molto scoraggiata: appena arrivata mi sembrava di cavarmela bene con la lingua, ora mi sembra di essere tornata indietro.. non riesco a capire cosa vogliono i professori e mi devo fermare sempre dopo le lezioni a farmi rispiegare tutto o chiedere ai compagni che non sempre sono disponibili. Qualche volta mi sento talmente idiota che per la vergogna non chiedo niente, ma ho una rabbia dentro che non riesco a comunicare come voglio io che non immagini.. Con gli studenti internazionali parlo e rispondo abbastanza bene, ma con i prof. ho questo blocco, forse anche perche' "pretendo" di capire tutte le parole ed e' ancora presto per farlo e allo stesso tempo voglio fare bene e in un'altra lingua non e' cosi' semplice. Non ho tempo di fare niente, niente di niente oltre che stare sui libri o stare davanti al computer a scrivere e fare i compiti, sempre scrivere, scrivere, scrivere. Oggi ho appena letto un discorso per la classe di Advanced PR: dovevo scrivere un discorso e leggerlo davanti a tutti. Le lezioni di danza poi, che ho scelto proprio per avere meno carico di studio, sono quelle piu' impegnative: devo scrivere pagine e pagine di come sento il mio corpo reagire ai movimenti, se ci sono dei miglioramenti ecc. e poi ho dovuto recitare.. incredibile! un monologo in inglese che dovro' riproporre per l'esame il 24 marzo insieme ad una coreografia ed un balletto inventato.. Devo correre da un laboratorio all'altro come una pazza per esercitarmi o per le lezioni e non ho tempo di studiare veramente la grammatica inglese come vorrei. Ho preso in prestito dalla biblioteca un libro di grammatica inglese e sono gia' due volte che rinnovo il prestito perche' non ho tempo di aprirlo.. Poi il fine settimana quando posso me ne vado da qui e vado a prendere una boccata d'aria a NY. Insomma non sto ferma un attimo senza contare che la notte non dormo ancora, sia per il ventilatore, che per le papere del lago, che per i rumori alle 3-4 di notte che provengono dal piano superiore.. Ho proprio bisogno di una vacanza!!!! Infatti per lo spring break andro' a Boston dal 14 al 17 marzo, trasporto e albergo a soli $50 dollari, organizzato dall'Associazione delle Arti. Per paura di non trovare posto sono arrivata talmente presto che ero la seconda a fare la fila per iscrivermi. Non so chi viene ne' con chi dormiro' ma non mi importa niente, qui non c'e' tempo di pensare, bisogna prendere le cose cosi' come vengono e adattarsi. La soddisfazione maggiore e' che nella SWOT Analysis di Pubbliche Relazioni ho preso una bella A e anche l'esame di Avertising strategy e' andato bene, credo, perche' il mio punteggio e' stato 88.18 su 100, che equivale ad una B+.. niente male per non aver aperto libro..
Spero di aggiornarti al piu' presto, devo ancora raccontarti il primo weekend nella Grande Mela..!

domenica 2 marzo 2008

Voglia di lavorare, saltami addosso..!

Mercoledì scorso sono andata alla Advertising Job Fair  New York. In realtà ci sono andata per fare un giro gratis in città e per saltare le lezioni del mercoledì che è il giorno più impegantivo della settimana. Questa fiera è rivolta a tutti coloro che cercano lavoro nel campo della pubblicità ed è organizzata in parte dalla New York University. L'annuncio diceva di portare il curriculum e vestirsi "bene" e dopo aver letto chi erano i partecipanti ho capito perchè: ho avuto l'opportunità di parlare con rappresentanti di compagnie internazionali come la Saatchi & Saatchi, la Ogilvy, Kaplan Thaler Group, McCann-Erickson, microsoft, Yahoo.. tanto per citarne alcune.. Mi sono messa daccordo con la mia amica brasiliana/ebrea, Iona, e siamo partite con l'autobus della scuola insieme a tanti altri ragazzi ben vestiti; la fiera però era una stanza con tanti tavoli e un milione di persone a fare la fila aspettando di parlare con le aziende. Ho fatto qualche colloquio e lasciato qualche curriculum ma la voglia di uscire era più forte: dalle vetrate della sala al 10° piano sia vedevano i grattaceli; Abbiamo resistito un'ora e mezza poi siamo fuggite perdendoci per il Greenwich Village. Non avevamo nessuna cartina e per fortuna mi sono ricordata abbastanza le strade ovviamente chiedendo anche a chi incontravamo. Addirittura un tipo che vendeva i panini ci ha calcolato la strada con il gps del cellulare..   Perry street, il Doma cafè, Marc Jacobs e pranzo/merenda in un ristorante milanese Sant'Ambroes dove iona ha preso un dolce al cioccolato eccezionale. Ci tornerò con calma perchè alle 17 avevamo l'autobus per tornare in prigione.. al college..