Dopo la prima parte dello Spring Break a Boston avevo in programma di andare a Washington per il weekend di Pasqua, ma, come sempre c'è stato un MA che ha fatto saltare la vacanza; dovevo andare con Michela e Iona, la brasiliana, ma mia sorella era impegnata con le audizioni e Iona si è tirata indietro dopo il viaggio a Boston perchè si era resa conto di avere speso troppi soldi. Dalla sera di lunedì 17 a venerdì 20 sono rimasta in college, per essere precisi dentro le 4 pareti della camera, tranne un breve intervallo a Newburgh per la festa del papà perchè avevo già promesso che avrei fatto il tiramisù per Alfred. La buona notizia era che la mia compagna di stanza era tornata dalla sua famiglia e non mi sembrava vero avere la camera tutta per me, finalmente! Questo particolare è quello che più mi ha fatto apprezzare l'essere costretta al college per studiare, come se stare in camera per i fatti miei fosse la mia vera vacanza. Sapevo già che sarei rimasta in college almeno 3-4gg durante la settimana di festa per avvantaggiarmi con i compiti perchè sapevo che la settimana dopo con lo squadrone dall'Italia non avrei potuto fare niente, solo che non avevo considerato quanto fosse difficile col campus deserto (a parte papere, oche e scoiattoli) e senza tutti i servizi del college, soprattutto la Mensa! Da Boston ho fatto spesa prima di partire sapendo che avrei potuto approfittare del mini frigorifero della "carabiniera" (compagna di stanza) e il microonde della lounge room: per 3 giorni ho mangiato latte e cereali, a volte pane e prosciutto e tanti yogurt. Troppo pigra per andare a cena fuori e per di più da sola. Solo il penultimo giorno ho saputo dell'unico punto di ristoro sul campus aperto a orari limitati, ma per fortuna l'intermezzo a Newburgh per la festa del papà è stato l'ideale per riempirmi un po' la pancia..! Sabato prima di Pasqua era ora di fuggire dal college per andare a New York con Michela: ci siamo incontrate al solito bar perchè siamo partite da posti diversi. Non sapevo se ero stata troppo tempo segregata in college in mezzo al niente o c'era davvero qualcosa di diverso dal solito: ovunque andavamo sentivamo parlare italiano. Mi sono chiesta come mai fino ad allora fosse stato raro sentire il romano o il siciliano, ma quel giorno sembrava che l'Italia si fosse trasferita a Manhattan. Non avevo pensato che era la settimana di Pasqua e con il dollaro così favorevole me lo dovevo aspettare. Quel giorno non abbiamo fatto neanche tante foto, un po' perchè Micky mi ha raccontato dell'audizione e finalmente l'hanno presa per uno spettacolo, un po' perchè questa città comincia a diventare sempre più familiare, e da turiste stile giapponese con la macchina sempre al collo siamo passate a fare da guida ai nostri genitori e il resto dello squadrone la settimana dopo..
giovedì 10 aprile 2008
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