mercoledì 25 giugno 2008

Goodbye New York

L'ultimissimo giorno a New York ho vagato "scioccata" per le strade pensando che sarebbe stata proprio l'ultima.. per il momento. Si, quello che ho vissuto negli ultimi 4 mesi e mezzo sono solo "New York - fine primo tempo". Era molto caldo e camminare da pazzi come mio solito non era il caso e poi non me la sentivo: non volevo ricordarmi la città di corsa quindi me la sono presa con calma consapevole che andare a rivedere tutti i posti che avevo visto fino ad allora non era proprio possibile. Sono stata parecchio tempo seduta su una panchina a Bryant Park il giardino della Public Library. Era pieno di gente seduta ai tavoli sotto gli ombrelloni, gente stesa al sole sull'erba e un piccolo bar all'aperto frequentato da "fighetti" già alle 4 del pomeriggio. Ho chiesto il permesso di fumare una sigaretta, anche se era all'aperto non volevo rischiare anche perchè la sicurezza era presente a ogni angolo. Nel pomeriggio sono andata a fare la fila al solito botteghino per i biglietti dei musical a metà prezzo. Volevo vedere Mamma Mia! a tutti i costi dato che ala cinema avevo visto il trailer della prossima uscita del film con Meryl Streep. Fila chilometrica, e quel musical era l'unico ad essere scontato solo del 25% così ho pagato 77$ per vederlo. Poi sono andata in un posto che ci tenevo a vedere con il sole e che ho aspettato tanto di vedere: la Statua della Libertà. Ho preso la metro fino a Battery Park e ho camminato per il giardino che sotto la luce del sole era ancora più bello. Mi sono seduta su una panchina al sole davanti all'Hudson River, quello che di lì a poco sarebbe diventato Oceano Atlantico. Seduta su quella panchina ho ripensato al giorno in cui sono partita e alla paura di perdere gli amici, all'euforia del primo giorno nella City, allo shock della camera del dormitorio e tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare in college, alla visita dei miei, alla partenza di mia sorella, al breve momento di solitudine che ho sopportato e agli amici incontrati che mi hanno fatto apprezzare di più la vita universitaria, all'addio a Iona e al regalo della mia compagna di stanza Eileen, al sushi, alle serate a guardare film con Tyler e Margherita, le bottiglie di vino e sigarette in veranda con Margherita e Alfred, alla grande affettuosa famiglia che ho conosciuto qui. Ma soprattutto ho ringraziato con mille e più pensieri la mia famiglia che mi ha permesso tutto questo, che è passato così veloce.. Inutile scrivere quanto sia stata importante questa avventura: mi sento cambiata, cresciuta, o meglio, più forte, e questo è il regalo più grande che mi porto dentro. Ovviamente mentre pensavo tutto questo ho pianto da sotto gli occhiali.. e ho pensato per parecchio tempo.. Era ora di andare a teatro e verso la stazione della metro ho notato che stavano girando un film.. indovina chi c'era?? Woody Allen!! Sono stata guardare per un po ma non facevano avvicinare molto, però qualche foto l'ho scattata di nascosto. Prima del teatro ho preso un sandwich poi sono andata dentro con le buste dello shopping (altre scarpe per me!). Il teatro era molo bello ma il mio posto NO. Ero nella penultima poltrona della 5° fila nel settore laterale e si vedeva ben poco. Per fortuna il mio vicino, anche lui solo, era carino e se mi sporgevo "riuscivo a vedere meglio".. Il musical è stato molto bello e appena finito sono corsa a cercare un taxi perchè il mio treno per tornare a casa era abbastanza distante. Taxi tutti presi, allora ho cominciato a camminare come una pazza, e fin qui niente di insolito, ma con quell'aria così calda New York sembrava proprio diversa, ancora più invitante, come quando sta per arrivare l'estate e si comincia a uscire la sera con le giacche leggere. Ho camminato talmente veloce che sono arrivata addirittura con 15 minuti di anticipo, e ala binario ho incontrato.. un ragazzo conosciuto all'università che qualche giovedì prima aveva riaccompagnato al residence me e una mia amica. Che coincidenza, incontrare persone a New York, mah! Be', dopo aver incontrato Woody Allen che dirigeva un film, niente mi stupisce più. In treno ho cercato di non perdermi neanche un centimetro della città che stavo lasciando, e alla stazione Alfred è venuto a prendermi con la corvette. Il giorno dopo era il momento dei saluti. Non mi rendevo conto di niente, non mi sembrava di stare per partire, ma avevo comunque un "groppone" allo stomaco che non mi è passato per tutto il giorno. A pranzo, io e Margherita siamo andate da Cosimo's con Michelle e abbiamo incontrato anche il nipote del proprietario che ha conoscenze da tutte le parti, anche a Rimini (dove aveva un albergo) e allo spaccio di Diego della Valle a casette d'Ete..  ma allora 'sto mondo non è tanto grande..! Ho cominciato a fare le valigie e allora è iniziato il dramma: neanche con una valigia in più riuscivo a sistemare tutta la mia roba senza essere in sovrappeso di almeno 10 pounds ognuna. Panico totale. Vabbè, per fortuna avevo ancora qualche dollaro in contanti per pagare un'eventuale multa al check-in, ma per fortuna il tipo non ha proprio badato al peso. Il momento dei saluti è stato il più tragico, da Margherita che ho salutato facendo finta che ci saremmo viste la sera per il solito bicchiere di vino e sigaretta, a Alotta, la badante di sua madre, a Marissa la fidanzata di Tyler, a Tyler stesso che ho salutato al volo la mattina, con un occhio chiuso e uno aperto, prima che andasse a scuola. Alfred, Sergio, Stefania e Lucas sono venuti all'aeroporto. Quasi avrei preferito che non mi accompagnasse nessuno per evitare i classici "piagnisdei", ma  è andata meglio del previsto, però, forse anche perchè cominciavo ad aver paura per il volo.. Dopo aver visto partire mia sorella e la mia famiglia, la mia partenza sembrava così lontana, eppure stavolta toccava a me e non mi rendevo conto. Stefania ha cominciato a piangere senza che nemmeno me ne accorgessi e da lì sono scoppiata anch'io. Anche Sergio si è commosso, e il piccolo Lucas mi ha fatto piangere più di tutti: già da una settimana era molto strano con me, quasi cattivo, non che fosse un angioletto, ma forse aveva capito che me ne sarei andata presto, tanto che quando lo riprendevo diceva che non vedeva l'ora che me ne andassi. Lungo il corridoio per arrivare ai gate ho cominciato a piangere a dirotto, non mi fermavo più, tanto che il tipo al controllo è stato molto carino e mi ha chiesto perchè e io gli ho detto: "perchè questa città è fantastica e io non me ne voglio andare". Da quel corridoio non mi sono mai girata indietro e ho continuato a piangere fin quando il mio vicino di posto in aereo mi ha chiesto se andava tutto bene. Io me la sono cavata con un "volare mi rende nervosa" e lui si è offerto di parlare così magari non ci avrei pensato. Tutti mi hanno sentito dire che avevo paura e mi sono talmente vergognata che mi sono calmata quasi subito. L'aereo è partito in ritardo, alle 9 di sera: un film, un riposino (all'andata non avevo chiuso occhio per tutto il tempo) e la mattina dopo ero già a Monaco e il viaggio verso Ancona è stato molto tranquillo, come se prendere l'aereo per me fosse roba di tutti i giorni. Neanche il tempo di realizzare tutto ed ero già a casa, una cena organizzata per me con famiglia e amici e circa 12 ore di viaggio addosso. Ero a casa. I miei felicissimi di riavermi con loro, io ancora incredula e di nuovo timorosa di ciò che avrei fatto dal qual momento in poi.. Rivedere la mia micina consumata dal "calore", spelacchiata e magrissima mi ha fatto male, soprattutto quando ho capito che non mi aveva subito riconosciuta anche se le risultavo sicuramente familiare; il tempo di due coccole e già giocavamo di nuovo insieme. Per i 10 giorni successivi ho fatto ancora fatica a rendermi conto di tutto, a comprendere che ero tornata e non solo per pochi giorni.. Ma io confido nel destino che mi darà un'altra occasione di vivere in quella magnifica città, per qualsiasi altro motivo. Ora comincia un'altra avventura che non so se sarà più eccitante di quella da poco conclusa, ma la mia mente, a distanza di 20gg è ancora tra i grattacieli di New York.. A presto.
paola    

2 commenti:

Unknown ha detto...

Questo pezzo lo sento davvero mio: ho vissuto un'esperienza a New York molto simile alla tua, nello stesso periodo, e quello che scrivi è esattamente quello che sentivo... sei riuscita a renderlo molto bene!
anche se per dire cos'è New York... non ci sono parole.
In bocca al lupo per il futuro!

Andrea

paola ha detto...

ciao andrea, che piacere mi fa il tuo intervento.
purtroppo ho letto il commento mooolto tardi..
grazie per la tua complicità..
paola