mercoledì 20 febbraio 2008

Libertà! la Statua della Libertà..!!!

Il risveglio del sabato mattina dopo l'uscita del venerdì non è stato così tragico come credevo. A letto alle 2.30 sveglia alle 9 per preparare il trolley; la mia compagna di stanza si è offerta di accompagnarmi a Newburgh la mattina perchè sarebbe andata all'IKEA del New Jersey ed era di strada. Alle 10.30 ero da Margherita, a casa c'era solo Michela perchè Alfred e Tyler erano in montagna, e il pestifero di Lucas dai vicini. Ho fatto colazione e c'era una bellissima giornata; il fisico mi diceva di andare a dormire ma l'istinto mi ha fatto prendere l'autobus delle 13.30 per andare a New York. Michela sarebbe andata a lezione nel pomeriggio e la sera si fermava a dormire da amici e a me non andava di fare la muffa sul divano aspettando che Margherita tornasse dal lavoro. Così ho dormito un po' sull'autobus e appena scesa mi sono ripresa alla grande! La giornata era così bella che ho facilmente convinto Michela a fare "seghino" a scuola e portarla con me: e dove si poteva andare con una giornata di sole così? alla Statua della Libertà ovviamente!! C'era un solo problema: mia sorella aveva una borsa enorme con il cambio per la sera e per danza. Non sapevamo dove lasciarlo, così siamo andate alla sua scuola la Brodway Dance Center per cercare di smollarlo in qualche armadietto, solo che questi erano grandi quanto una scatola per le scarpe e abbiamo perso un po' di tempo a decidere se lasciarlo incustodito nella scuola. C'era anche un "amico" di Michela, Salvatore di Campobasso, che in teoria avrebbe dovuto ospitarla. Un pisciasotto di 20anni, cafone e presuntuoso che le ha dato pure sola. Alla fine l'ho convinta a lasciare il borsone da una parte nella sala comune della scuola e finalmente siamo partite con la metro per raggiungere Lower Manhattan. Non siamo scese direttamente alla fermata giusta perchè volevamo camminare un po' anche se si era fatto un po' tardi. Per raggiungere l'oceano siamo passate davanti a Ground Zero. Non avevamo programmato un itinerario preciso, ci siamo trovate davanti la croce di travi di ferro e poi ho capito che la direzione portava proprio lì. Non volevamo fermarci, non volevamo che quella bella giornata di sole fosse coperta da un nuvolone nero, ma c'era come una calamita che ti attirava proprio lì e non potevi fare a meno di avvicinarti almeno un po'. Non ho voluto fare foto, non sono scesa a visitare il percorso "turistico" che hanno costruito intorno a quella tragedia, sono solo rimasta lì davanti a guardare e immaginare per soli 5 minuti, giusto il tempo di versare qualche lacrima. Non è assurdo quello che ti racconto; credo che chiunque abbia impresso quel momento nella mente, anche vagamente, commuoversi sia la reazione più comune alla vista di quell'immenso quadrato vuoto scavato sottoterra. E i manifestanti lì davanti distribuivano volantini per fare chiarezza su ciò che è successo.
Abbiamo ripreso il nostro itinerario, volevamo vedere la "signora" con la torcia in mano. Camminavamo veloci perchè non vedevamo l'ora! Siamo passate per Battery Park sotto una luce arancione stupenda perchè il sole stava tramontando e tra gli alberi abbiamo scorso in lontananza una piccola statuina. Abbiamo corso più veloci, sembravamo due bambine all'uscita dell'asilo, e abbiamo raggiunto la sponda dell'oceano ridendo e sprizzando gioia ovunque. La prima volta in vita mia che vedevo l'oceano e ho pianto un'altra volta!!!!!! Stavolta ero contenta però.. la vedevamo in lontananza e abbiamo camminato per il "lungo-oceano" sperando di vederla meglio, ma eravamo lontane. Si vedeva Long Iland e volevamo prendere il traghetto per farci un giro ma si faceva tardi e Michela aveva la borsa incustodita a scuola. Con la metro siamo ripartite per middletown, abbiamo recuperato la borsa e mia sorella ha preso più sole quel giorno che in tutta la sua vita; nessuno più era disponibile ad ospitarla: chi stava male, chi lavorava, chi non usciva.. Alla fine si è decisa a tornare a Newburgh con me con l'autobus delle 22.45, ma nel frattempo abbiamo scaricato il borsone al ristorante dove lavorava una sua amica italiana, perchè oltre ad essere scomodo e pesante sembrava una vu-cumprà a New York. Ci siamo anche fermate al ristorante (italiano, Puttanesca) per fare un aperitivo ma alla fine abbiamo cenato lì, proprio come due turiste e per la prima volta mi sono sentita in vacanza, con la differenza che ci hanno offerto il vino invece di farcelo pagare doppio!!! Abbiamo camminato ancora intorno agli stessi isolati per rimanere nei dintorni del ristorante dove era ancora parcheggiato il borsone, poi, dopo svariati giri a zonzo siamo ripartite e sull'autobus ci siamo riaddormentate fino alla fermata. Bella, stancante, indecisa, soddisfacente, divertente, emozionante giornata.. sono a New York dopotutto!!

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